Un pugno per difendere il figlio: il papà è in morte cerebrale

Diomede Barchiesi, 50 anni, era intervenuto sul lungomare di Fossacesia per proteggere i suoi ragazzi da una lite.

Chieti – Ci sono notti d’estate che dovrebbero profumare di mare e di vacanza, e che invece si spezzano in un attimo, con un pugno solo. È quello che è toccato in sorte a Diomede Barchiesi, cinquant’anni, un papà di Lanciano che di quel gesto antico e istintivo – mettersi tra il pericolo e i propri figli – ha fatto la sua ultima, drammatica scelta. Da giorni lotta tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara e oggi, 14 agosto, la notizia che nessuna famiglia vorrebbe mai sentire: diagnosticata la morte cerebrale, è partito il periodo di osservazione previsto dalla legge prima della certificazione ufficiale del decesso.

Tutto si consuma nella notte tra il 9 e il 10 agosto, intorno alle quattro del mattino, sul lungomare di Fossacesia Marina, in provincia di Chieti. Barchiesi, operaio della Stellantis di Atessa e appassionato di bicicletta, si trova lì in vacanza, in camper con la famiglia, per stare vicino ai figli che hanno passato la serata nei locali della movida. Nel cuore della notte sente delle urla salire dal parcheggio: riconosce la voce dei suoi. Il figlio diciottenne è finito in una lite con un gruppo di ragazzi.

Un padre, in quei casi, non ragiona: corre. Diomede si avvicina per chiedere spiegazioni e portare via il ragazzo. Passano pochi istanti. Un diciottenne di Fossacesia gli sferra un pugno alla mandibola. La forza del colpo lo fa cadere all’indietro, la testa che sbatte con violenza sull’asfalto. Perde subito conoscenza.

I sanitari del 118 di Atessa lo soccorrono e lo trasportano in ospedale già intubato. Le condizioni sono disperate: trauma cranico gravissimo e lesioni cerebrali. Trasferito a Pescara, viene sottoposto a due interventi chirurgici, ma il quadro non migliora mai. Gli accertamenti clinici e strumentali dei giorni successivi non lasciano più spazio alla speranza: morte encefalica.

“In riferimento al paziente ricoverato presso la Rianimazione dell’Ospedale di Pescara – fa sapere la Asl in una nota – si comunica che è iniziato il periodo di osservazione previsto per l’accertamento della morte cerebrale”. Un periodo che, per legge, non può durare meno di sei ore, durante le quali il collegio medico effettua tutte le verifiche di rito.

Intanto cambia anche il fronte giudiziario. Il giovane indicato come autore del pugno, rimasto sul posto persino all’arrivo dei soccorsi, era stato denunciato d’ufficio per lesioni personali aggravate. Con la morte di Barchiesi la sua posizione è destinata a diventare molto più pesante. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Lanciano e dalla pm Elena Belvederesi, proseguono per ricostruire i pochi, fatali secondi che hanno preceduto la caduta.

La storia di Diomede ha commosso l’intera comunità, e non solo quella abruzzese. A dedicargli un pensiero è stato anche Lorenzo Jovanotti, con un video sui social: “So che sei un appassionato di bici, amico di miei amici. Ti mando un abbraccio forte e ti aspetto in strada”. Un augurio che, oggi, suona come un addio.

Restano una moglie, Anna Maria Di Caro, e dei figli che non dimenticheranno mai il gesto di quel padre. E resta una comunità che, dietro il dolore, torna a chiedere una cosa sola: sicurezza, perché una notte d’estate non debba mai più finire così.