Barilla, la pasta “blu” tradisce il Made in Italy

Dall’autunno scorso il colosso di Parma ha cambiato ricetta in silenzio: il grano non è più 100% italiano.

Parma – La notizia è di quelle che fanno sobbalzare milioni di italiani davanti allo scaffale del supermercato: la pasta Barilla nella sua iconica confezione “blu”, il prodotto più venduto del Paese, non è più fatta con grano 100% italiano. Il colosso di Parma, senza annunci ufficiali né comunicati stampa, dall’autunno scorso ha silenziosamente cambiato la composizione della sua materia prima, tornando a utilizzare una miscela di grani duri di provenienza “Ue e non Ue”. Una svolta che riguarda milioni di confezioni che ogni giorno finiscono nei carrelli della spesa degli italiani e che rischia di trascinare con sé l’intero mercato della pasta nazionale.

A rivelare il cambio di rotta è stato il mensile Il Salvagente, che ha ottenuto la conferma direttamente dall’azienda. La nuova miscela, spiegano da Parma, prevede sempre almeno il 70% di grano italiano, una percentuale che potrà salire fino al 95% a seconda dell’andamento del mercato. Il restante grano arriva da altri Paesi europei e da fuori i confini dell’Unione europea.

Chi controlla l’etichetta sul retro della confezione può già verificarlo con i propri occhi: dove fino a pochi mesi fa campeggiava la dicitura “grano duro italiano“, oggi si legge una formula ben diversa: “Paese di coltivazione del grano: Ue e non Ue. Paese di molitura: Italia“. Un cambio che non ha avuto il clamore che avrebbe meritato.

“La linea Barilla nella classica confezione blu – si legge sul sito ufficiale dell’azienda – privilegia il grano italiano, integrandolo con una selezione di grani duri di alta qualità provenienti da altre geografie: una scelta che oggi rappresenta lo standard prevalente nel mercato della pasta”.

Una giustificazione che suona come una beffa per chi, negli ultimi anni, aveva scelto quella confezione blu proprio perché garantiva l’origine italiana della materia prima. Era il 2020 quando Barilla decise di puntare tutto sul grano 100% tricolore per la sua linea di punta: una mossa che aveva trascinato quasi tutti i concorrenti a fare altrettanto, rivoluzionando il settore. Ora la retromarcia rischia di produrre lo stesso effetto a catena, ma nella direzione opposta.

Barilla tiene comunque a precisare che le linee Voiello e Barilla Al Bronzo restano prodotte “esclusivamente con 100% grano duro italiano di alta qualità”. Una distinzione che crea di fatto una pasta di serie A e una di serie B all’interno dello stesso marchio: chi vuole il grano italiano garantito dovrà pagare di più.

Il gruppo parmense resta comunque il principale acquirente di grano duro italiano, con una media di 500.000 tonnellate comprate ogni anno da oltre 4.000 aziende agricole, di cui 350.000 attraverso contratti di filiera. Il secondo acquirente nazionale, per dare un’idea delle proporzioni, non arriva nemmeno alla metà di quel volume. Numeri che, tuttavia, non bastano a placare il malumore di chi si sente tradito da un’etichetta cambiata in sordina.