Depositate le motivazioni della condanna a 24 anni e 3 mesi per la giovane di Traversetolo. La Corte d’Assise di Parma smonta la tesi della difesa: “Sapeva di essere incinta, le ricerche su internet lo dimostrano”.
Traversetolo – Non era fragile, non era inconsapevole, non era una ragazza travolta dagli eventi. Era una giovane donna che sapeva esattamente cosa stava facendo e che ha portato avanti il suo piano fino in fondo, con una freddezza che ha lasciato senza parole gli stessi giudici chiamati a pronunciarsi sul suo destino. A due mesi dalla sentenza di primo grado che l’ha condannata a 24 anni e 3 mesi di carcere, la Corte d’Assise di Parma ha depositato le motivazioni che ricostruiscono, nero su bianco, il volto nascosto di Chiara Petrolini: quello di una madre che ha partorito il proprio figlio con l’unico scopo di eliminarlo.
La ragazza, che compirà 23 anni a luglio, era stata riconosciuta colpevole dell’omicidio premeditato del secondogenito, nato il 7 agosto 2024 e sepolto nel giardino della casa di famiglia a Vignale di Traversetolo. Al piccolo, disseppellito dagli inquirenti settimane dopo, è stato poi dato il nome di Angelo Federico, con il cognome del padre Samuel Granelli, ex fidanzato dell’imputata. La morte, secondo i giudici della Corte presieduta da Alessandro Conti, è stata causata dal taglio del cordone ombelicale senza effettuare il necessario clampaggio, omettendo poi qualsiasi forma di soccorso al neonato.
Le parole messe nero su bianco nelle motivazioni non lasciano spazio a interpretazioni. Chiara ha tenuto “una pluralità di condotte omissive chiaramente indicative della volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo”. Un comportamento che, “complessivamente considerato, rende evidente come la decisione di causare la morte fosse stata voluta e premeditata, a maggior ragione se si considera l’esperienza vissuta con la prima gravidanza“. Già nel maggio 2023, infatti, la giovane aveva partorito un altro figlio, poi chiamato Domenico Matteo, sepolto nello stesso giardino. Per quel caso, tuttavia, è stata assolta: non è stato possibile accertare che il neonato fosse nato vivo.
I giudici hanno demolito la linea difensiva dell’avvocato Nicola Tria, che aveva sostenuto la tesi del diniego di gravidanza: Chiara, secondo la difesa, non sarebbe stata consapevole del proprio stato. Ma per la Corte è vero l’esatto contrario. “La consapevolezza di Petrolini di essere incinta è dimostrata dalle molte ricerche su Internet, che evidenziano come fin dai primi mesi l’imputata fosse conscia di essere in attesa”. Una versione, quella del diniego, “mai offerta dall’imputata” durante le indagini.
Il dettaglio più inquietante emerge dalla ricostruzione dei fatti: dopo aver dato alla luce il figlio e averlo lasciato morire, Chiara è partita per New York con la famiglia, come se nulla fosse accaduto. Una vacanza negli Stati Uniti mentre il corpicino di Angelo Federico giaceva sotto la terra del giardino di casa. Per i giudici, la giovane aveva “coltivato la propria determinazione criminosa senza soluzione di continuità e senza ripensamenti”.
La Corte sottolinea anche come l’imputata “non abbia mai fornito alcuna ragionevole e credibile spiegazione“, cercando unicamente di negare ogni responsabilità e “contraddicendosi più volte”. Il racconto del parto è stato giudicato “inverosimile“ e in contrasto con le risultanze investigative. Chiara ha inoltre “ripetutamente riferito circostanze false“ ai genitori, al fidanzato e agli inquirenti, modificando la propria versione dei fatti fino alle dichiarazioni spontanee lette alla fine del processo.
La Procura di Parma, guidata dai pm Francesca Arienti e Alfonso D’Avino, aveva chiesto una condanna a 26 anni. La pena inflitta, 24 anni e 3 mesi, tiene conto delle attenuanti generiche riconosciute per l’immaturità dell’imputata, giudicate equivalenti alle aggravanti. La difesa ha già annunciato ricorso in appello, puntando sulla questione della sanità mentale. Chiara Petrolini resta ai domiciliari con braccialetto elettronico, nella stessa casa dove, sotto pochi centimetri di terra, ha nascosto il segreto più atroce.