Emersi nuovi tentativi di condizionare i giudici contabili: tre indagati, sequestri del Ros e ipotesi di corruzione.
Roma – L’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto si allarga. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’avvocato Francesco Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbero tentato di avvicinare altri due giudici della Corte dei Conti, oltre a quelli già coinvolti, per condizionare l’esame di legittimità sull’approvazione del progetto definitivo. I tentativi, stando alle indagini, non andarono a buon fine.
Nel procedimento, che vede contestati i reati di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, figura anche l’ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele, in pensione dal febbraio scorso. I carabinieri del Ros hanno sequestrato cellulari e computer dei tre indagati: il materiale è ora al vaglio degli investigatori.
Il fulcro dell’impianto accusatorio, al momento nella fase preliminare, ruota attorno a Miele, descritto dagli inquirenti come una sorta di fonte interna al tribunale contabile. Il magistrato avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura, rivelato gli orientamenti dei colleghi e riferito sullo sviluppo della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla delibera del Cipess.
Avrebbe inoltre esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre una memoria da consegnare al commercialista della società. In cambio, avrebbe manifestato interesse a ottenere la presidenza dell’Antitrust o un ruolo in una società partecipata.
Insieme a Miele risultano indagati Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria, e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già nel consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e commissario della Lega in Calabria dal 2021 al 2024. Dai documenti del procedimento emerge anche un rapporto personale tra Miele e Virgiglio: il magistrato si sarebbe rivolto a lui persino per trovare architetti di fiducia per lavori nelle abitazioni dei figli.
La promessa con cui i due avrebbero cercato di condizionare i giudici contabili era quella di appoggi per futuri incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di un sostegno al via libera sul progetto.