Tra il ricordo del caso Bruna e le accuse di Fratelli d’Italia, l’arrivo dell’arma a impulsi elettrici spacca il Consiglio comunale. De Corato attacca sui corsi obbligatori: “Un’offesa agli agenti”.
Milano – Che cosa c’entrano i taser con l’identità di genere? In astratto, nulla. In una città che porta ancora le cicatrici sociali di gravi cortocircuiti tra forze dell’ordine e minoranze, moltissimo. Il voto in Consiglio comunale sulla dotazione dell’arma a impulsi elettrici alla polizia locale si è trasformato in un terreno di scontro ideologico e politico radicale, riaccendendo i riflettori sul delicato tema della sicurezza, dei pregiudizi e della formazione dei civiche.
Da un lato, la comunità LGBTQIA+ milanese esprime profonda diffidenza e chiede garanzie; dall’altro, il centrodestra fa quadrato attorno alla divisa, respingendo al mittente qualsiasi ipotesi di “patentino ideologico” per l’utilizzo del dispositivo.
Per capire le ragioni della mobilitazione arcobaleno – esplosa ufficialmente durante la presentazione del Milano Pride – bisogna fare un passo indietro al 2023. La memoria corre all’aggressione subita da Bruna, una donna transgender brutalizzata da alcuni agenti della polizia locale. Un caso di cronaca sfociato recentemente nella condanna definitiva a 10 mesi per lesioni aggravate nei confronti di uno dei vigili coinvolti.
È proprio a partire da questo precedente che Elisa Ruscio, vicepresidente dell’associazione Acet, ha sollevato il caso:
“Non mi sentirei sicura, in quanto donna transgender, a sapere che viene concesso un dispositivo definito ‘meno letale’ da Amnesty International ai dipendenti della polizia locale, sapendo che manca un’educazione alla diversità a chi esercita un potere coercitivo”.
Le associazioni non contestano la natura tecnica del taser, ma la catena di comando e la sensibilità culturale di chi lo impugna. La richiesta è chiara: nessun nuovo strumento di contenimento senza prima aver avviato corsi obbligatori contro le discriminazioni e per il riconoscimento delle vulnerabilità. Una linea sposata anche all’interno della stessa maggioranza da Monica Romano, consigliera comunale del Pd e prima donna transgender eletta a Palazzo Marino, che ha annunciato il suo voto contrario alla delibera, contestando l’effettiva sicurezza dell’arma nelle situazioni di crisi in strada.

La mediazione della Giunta Sala, che per salvare il provvedimento ha teso la mano alle associazioni integrando l’obbligo di percorsi formativi specifici sulla gestione dei rapporti con le comunità vulnerabili, ha però scatenato la reazione furiosa delle opposizioni.
Durissimo l’intervento di Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia ed ex vice Sindaco delle Giunte di centrodestra, che ha liquidato l’iniziativa come un “contentino per salvare la faccia” a una sinistra spaccata:
“Apprendo con profonda indignazione questa decisione. Vergogna! Raramente questa Giunta era caduta così in basso. Questo provvedimento offende in modo grave la professionalità dei nostri agenti. Un delinquente rimane tale a prescindere dal genere o dalle preferenze sessuali. Non mi risulta che altri corpi di polizia abbiano mai dovuto seguire corsi del genere“.

Secondo la destra, l’introduzione di variabili legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere nell’addestramento all’uso del taser rischierebbe di burocratizzare e indebolire l’azione della polizia locale proprio mentre la domanda di sicurezza e controllo del territorio in città è ai massimi storici.
Mentre l’assessore al Welfare Lamberto Bertolè tenta di gettare acqua sul fuoco, ricordando che i corsi sulle diversità sono già previsti dal piano antidiscriminazioni generale approvato a novembre, la sensazione è che il taser sia diventato il catalizzatore di una frattura molto più profonda.
La parata del Milano Pride si avvicina. Il dibattito sui taser dimostra che all’ombra del Duomo la percezione della sicurezza non è uguale per tutti: per una parte della città è una questione di armi e pattuglie, per un’altra è, prima di tutto, una questione di fiducia nei confronti dello Stato.