“Violenze? Se avessi avuto anche solo il minimo sospetto, sarei intervenuta immediatamente”, assicura Sonia Rao.
Bordighera – A quattro mesi dalla morte della piccola Beatrice, la bambina deceduta il 9 febbraio scorso in una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica, la zia paterna Sonia Rao ha deciso di intervenire pubblicamente per chiarire la posizione della famiglia del padre e respingere le accuse di presunto disinteresse nei confronti delle tre sorelle.
In un’intervista rilasciata a La Stampa, la donna ha spiegato di aver chiesto l’affidamento delle due sorelle maggiori di Beatrice, oggi ospitate in una struttura protetta dopo la tragedia. Per la morte della bambina risultano indagati per maltrattamenti aggravati la madre, Emanuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi detenuti.
“È una cosa che ritengo fondamentale. Non si discute”, ha dichiarato Sonia Rao, spiegando le ragioni della richiesta di adozione delle nipoti. Secondo il racconto della donna, i rapporti tra la famiglia paterna e la madre delle bambine sarebbero stati da sempre particolarmente difficili. “Noi vedevamo le bambine solo quando c’era mio fratello. Era lui a portarle dai nonni o a passare da me. Senza di lui non avevamo contatti”, ha affermato.
La zia ha raccontato di non aver mai instaurato un rapporto diretto con Emanuela Aiello e di essere stata più volte allontanata. “Non mi ha mai sopportata. Non c’era un motivo preciso, semplicemente non voleva la mia presenza”, ha spiegato, aggiungendo che dall’agosto del 2025 non aveva più alcun contatto con le bambine perché sarebbe stata bloccata dalla madre.
“Quando mi incrociava per strada mi insultava o gesticolava contro di me. Come poteva esserci un dialogo?”, ha aggiunto, precisando che l’unico contatto economico con la famiglia sarebbe stato mantenuto dal nonno paterno, che inviava regolarmente l’assegno di mantenimento.
Particolarmente doloroso il passaggio dedicato ai segni delle presunte violenze che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati presenti sul corpo della piccola Beatrice. A chi le chiede come sia stato possibile non accorgersene, Sonia Rao risponde con fermezza: “Non vivevamo la quotidianità delle bambine. Io lavoro e avevo orari completamente diversi. Se avessi avuto anche solo il minimo sospetto, sarei intervenuta immediatamente. Ma non ci è mai arrivato alcun segnale”.
Le dichiarazioni della zia arrivano mentre proseguono le indagini sulla morte della bambina e sul contesto familiare in cui viveva. Parallelamente, resta aperta la delicata questione del futuro delle due sorelle maggiori, al centro di una procedura che dovrà stabilire quale sarà il percorso più idoneo per la loro tutela e crescita.