“Sciolgo vostra figlia nell’acido”: minacce e violenze per un debito di droga

Una coppia sarebbe stata vittima di intimidazioni, abusi e ritorsioni dopo il sequestro da parte dei carabinieri di un carico di cocaina.

Cerveteri – Un debito di droga, minacce di morte, violenze e un clima di terrore che avrebbe coinvolto persino una bambina. È il quadro emerso dall’indagine coordinata dalla Procura di Civitavecchia che ha portato alla denuncia di otto persone, accusate a vario titolo di far parte di un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti tra il litorale romano e altre zone del Centro Italia.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe iniziato dopo il sequestro da parte dei carabinieri di un ingente quantitativo di cocaina. Tra la droga finita nelle mani delle forze dell’ordine vi sarebbero stati anche quattro etti di sostanza stupefacente che una coppia di spacciatori avrebbe dovuto custodire e distribuire. Un carico dal valore stimato di circa 19mila euro che avrebbe generato un debito nei confronti del presunto capo dell’organizzazione.

Da quel momento, per i due sarebbe cominciato un vero e proprio incubo. Gli inquirenti sostengono che il gruppo criminale avrebbe avviato una serie di intimidazioni e ritorsioni per recuperare il denaro ritenuto perduto. Tra le minacce più inquietanti figura quella rivolta alla coppia riguardo alla loro figlia: “Sciolgo vostra figlia nell’acido”, avrebbe detto il presunto trafficante per costringerli a obbedire.

Le indagini hanno fatto emergere un contesto caratterizzato da continue pressioni psicologiche e violenze. La donna, secondo l’accusa, sarebbe stata vittima anche di abusi sessuali da parte del presunto capo del gruppo, episodi che sarebbero avvenuti davanti al compagno, entrambi costretti a vivere sotto la costante minaccia di ritorsioni.

Le intimidazioni non si sarebbero limitate alle parole. In un’occasione, ignoti avrebbero esploso colpi d’arma da fuoco contro alcune auto parcheggiate nei pressi dell’abitazione delle vittime, danneggiando uno dei veicoli. In un altro episodio, due persone armate si sarebbero introdotte nell’appartamento della coppia per impossessarsi delle chiavi dell’automobile della donna.

L’inchiesta è partita dopo una richiesta di aiuto giunta al numero di emergenza 112. Le vittime, ormai esasperate e terrorizzate, hanno deciso di rivolgersi ai carabinieri, consentendo agli investigatori di avviare una complessa attività investigativa.

La coppia sarebbe stata costretta a collaborare con il gruppo criminale nelle attività di spaccio per estinguere il debito accumulato. Gli indagati li avrebbero obbligati a trasportare droga e a effettuare consegne anche fuori regione, fino a Campobasso, dove sarebbero entrati in contatto con altri gruppi criminali collegati all’organizzazione.

Tra gli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine vi è il ruolo del presunto capo del sodalizio, che avrebbe continuato a dirigere gli affari illeciti pur trovandosi detenuto. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe utilizzato un telefono cellulare introdotto illegalmente in carcere per impartire ordini e coordinare le attività attraverso applicazioni di messaggistica criptata come Telegram e Signal.

I carabinieri della Compagnia di Civitavecchia hanno denunciato complessivamente otto persone, sette italiane e una straniera. La loro posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli accertamenti per definire ruoli e responsabilità all’interno della presunta rete criminale.