Le ultime parole del 12enne prima di aggredire il prof

La madre del ragazzino è convinta che il figlio sia stato ricattato nell’ambito di un gioco online. Intanto la Procura indaga per istigazione.

San Vito Lo Capo – Prima di uscire di casa venerdì mattina, si è fermato ad abbracciare sua madre, sussurrandole che la amava e che era la mamma migliore del mondo. Alla donna aveva detto che doveva portare il cellulare a scuola per un lavoro di classe. Poche ore dopo avrebbe tentato di accoltellare il suo professore, riprendendo tutto in diretta.

Ora la madre, che si è vista togliere il figlio, affidato dal tribunale al padre, da cui è separata da cinque anni, cerca di ricostruire l’inspiegabile. Giura di non aver colto alcun segnale preoccupante, descrivendo un bambino con buoni voti, premuroso con i compagni, capace persino di aiutare un coetaneo con una forma di autismo. Delle chat non le aveva mai parlato. Quattro anni fa lei stessa aveva installato sul suo telefono un’applicazione di controllo parentale, ma è convinta che lui sia riuscito ad aggirarla.

La sua ipotesi è precisa e la perseguita: sostiene che il figlio fosse ricattato da qualcuno nell’ambito di un gioco online in cui era rimasto invischiato e che forse, per salvarsi, gli fosse stato chiesto di fare del male a qualcuno.

Poche ore prima dell’aggressione, il ragazzo aveva pubblicato su TikTok un messaggio dai toni inquietanti, invitando a non incolparlo per quello che avrebbe fatto di lì a breve. Sotto quel post sarebbero apparsi centinaia di commenti, alcuni dei quali suggerirebbero che diversi utenti avessero intuito a cosa alludesse. Ascoltato in modalità protetta davanti al tribunale per i minorenni di Palermo, il 12enne, non imputabile per età, non avrebbe mostrato segni di pentimento. Secondo la procuratrice l’obiettivo era ancora più ambizioso e agghiacciante: avrebbe voluto compiere una strage.

La Procura per i minorenni ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per istigazione. Gli investigatori stanno analizzando il cellulare e il computer sequestrati al ragazzo, cercando di ricostruire la rete di contatti e i canali frequentati online. Tra le piste seguite c’è anche un possibile collegamento con il tredicenne che il 25 marzo scorso a Trescore Balneario, nel Bergamasco, aveva accoltellato la sua insegnante di francese: si verifica se i due abbiano frequentato gli stessi gruppi Telegram, ipotesi nata dalla testimonianza di una ragazza straniera già coinvolta nell’inchiesta bergamasca che avrebbe incrociato entrambi negli stessi ambienti digitali. Resta aperta anche la pista di un brutto voto, un quattro rimediato a un’interrogazione, ma nessuna ipotesi viene per ora esclusa.