La GdF ha ricostruito flussi di denaro distratti dalla società e trasferiti a società collegate: tre persone indagate.
Parma – Nella mattinata odierna i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Parma hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal GIP del Tribunale di Imperia, con la quale sono stati disposti, nei confronti di un imprenditore residente a Parma, gli arresti domiciliari e l’interdizione dall’esercizio della carica di amministratore di società per la durata di 12 mesi.
Gli indagati, in totale 3 soggetti, sulla base degli elementi probatori allo stato raccolti, sono indiziati, a vario
titolo dei reati di omessa dichiarazione dei redditi, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio.
Il provvedimento restrittivo fa seguito a un decreto di sequestro preventivo emesso dalla medesima Autorità
giudiziaria per oltre 1,5 milioni di euro, importo pari al profitto dei reati contestati, eseguito dalle Fiamme Gialle lo scorso mese di marzo su disponibilità liquide e immobili a Parma.
Nel corso dell’attività di perquisizione eseguita in Parma, condotta con l’ausilio di un’unità cinofila specializzata nella ricerca di denaro, c.d. cash dog, e del Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), che è intervenuto con le speciali dotazioni per la ricerca di fonti della prova, sono state inoltre individuate importanti posizioni finanziarie estere riconducibili al principale indagato, tra cui un bond inglese del valore di oltre 3 milioni di euro e titoli partecipativi di una società del Principato di Monaco.
L’articolata attività di indagine, condotta dai militari del Gruppo Parma, trae origine dall’esame di flussi
finanziari anomali riguardanti l’indagato parmigiano. La successiva progressione investigativa ha consentito di raccogliere elementi idonei a ipotizzare la realizzazione di condotte distrattive di introiti aziendali, originati dalla vendita di unità immobiliari, a danno della società di Parma, di cui egli stesso era amministratore, e la successiva omessa dichiarazione al fisco delle relative entrate sui conti personali.
Ulteriori approfondimenti, volti a ricostruire i flussi di denaro ed individuare la destinazione finale delle somme distratte, hanno fatto emergere come le stesse, dopo essere transitate su un conto corrente intestato a una società omonima a quella effettivamente danneggiata, con sede a Sanremo e formalmente intestata a un altro degli indagati, sarebbero state trasferite, sul conto di una società francese nella titolarità effettiva dell’imprenditore parmigiano e in parte su quello di un centro massaggi veronese, legalmente rappresentato dal terzo indagato.