Niente più fettine di cavallo arrosto

Il Ddl “Brambilla” prevede il divieto di macellazione, importazione, esportazione e consumo di carne equina riconoscendo cavalli, asini, muli e bardotti come animali d’affezione.

Siamo a cavallo. Se si socchiudono gli occhi e si pensa al gentile equino le immagini che scorrono si riferiscono a un quadrupede selvaggio con la criniera al vento tra le valli e le praterie, a simboleggiare la forza e la libertà nella loro essenza più pura. Nell’immaginario infantile il cavallo rappresenta un potente simbolo di avventura e magia, fungendo da trait d’union tra il mondo reale e quello fantastico, che nei bambini è particolarmente florido.

Il cavallo è sempre stato considerato un animale da supporto alle attività umane, dal duro lavoro nei campi di una volta fino ad essere partner ideale per attività terapeutiche, sportive e ricreative. Eppure questo nobile animale rappresenta un piatto succulento per la gastronomia nazionale, radicata in specifiche regioni italiane, alcuni Paesi europei e sudamericani. La tradizione culinaria è particolarmente diffusa in Sicilia, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Puglia, con una macellazione annuale di circa 17.000 cavalli

Per la cronaca le pietanze più appetitose sono: la “Caval pist” (Parma), carne di cavallo macinata, condita cruda con olio, limone, capperi, acciughina e spesso tuorlo d’uovo; la “Vecchia di cavallo” (Parma), un saporito stufato a base di carne di cavallo, patate, cipolle, peperoni e pomodori; “Piccula ad cavall” (Piacenza), carne di cavallo tritata, preparata in umido; “Sfilacci di cavallo” (Veneto), carne di coscia affumicata e sfilacciata, solitamente servita con polenta o condita con olio e limone; “Spezzatino di cavallo” in umido (Salento), condito con salsa di pomodoro, spesso piccante; Salamini equini, diffusi nelle zone di produzione. 

Ora per gli amanti di queste leccornie la pacchia gastronomica sembra essere finita. E’ stata presentata, infatti, alla Camera dei Deputati la proposta di legge per il divieto di macellazione e consumo di carne equina, nota come “Pdl Brambilla”. Lo scopo è vietare la macellazione, l’importazione, l’esportazione e il consumo di carne equina in Italia, riconoscendo cavalli, asini, muli e bardotti come animali d’affezione.

La normativa prevede sanzioni severe, tra cui la reclusione da 3 mesi a 3 anni e multe fino a € 100.000 per i trasgressori. In dettaglio gli equidi verrebbero classificati come simili a cani e gatti, non destinati alla produzione alimentare (Non Dpa); stop alla macellazione, vendita e consumo di carne di cavallo; previste multe salate e pene detentive per chi viola il divieto, con inasprimenti se le carni vengono commercializzate.

La proposta nasce dal dibattito sulla natura degli equidi e per prevenire frodi alimentari, equiparando la tutela di questi animali a quella degli animali da compagnia. La normativa mira a chiudere le falle attuali, inasprendo le regole su registrazione e tracciabilità con microchip per ridurre le macellazioni clandestine. E’ una proposta divisiva in quanto spacca l’opinione pubblica tra chi sostiene il cambiamento culturale e chi si oppone allo stop della macellazione. 

Il Ddl si trasformerà mai in legge?

Possono gioire le tante associazioni animaliste, tra cui Animal Equality e Horse Angels, per le quali i cavalli non sono animali da allevamento ma creature che hanno un rapporto storico ed empatico con l’uomo, basato su lavoro, sport e compagnia. Inoltre la filiera della carne equina è opaca e crudele, spesso segnata da trasporti inaccettabili e macellazioni clandestine.

Tuttavia la situazione è complessa perché l’Italia è tra i principali consumatori di carne equina al mondo e, al di là delle questioni etiche e morali legate alla macellazione degli animali, un provvedimento di questo tipo avrebbe un impatto economico importante nel settore dell’allevamento. E’ un argomento molto delicato che rischia di sfociare nell’integralismo ideologico.

Perché non vietare la macellazione anche di suini e bovini, ad esempio, o di altre specie? Limitarla solo agli equini potrebbe essere una sorta di discriminazione di specie decisa da chi, sin dai primordi, si è sentito il padrone dell’universo…

Al punto in cui siamo sarebbe già un successo poter ridurre al minimo la sofferenza animale per salvaguardare il suo benessere e per accompagnarlo al patibolo.