La circolare sblocca l’indennità una tantum per autonomi e parasubordinati colpiti dall’emergenza di gennaio e aprile 2026.
Tre mesi dopo il fango, arrivano i primi soldi. L’INPS ha ufficializzato con la circolare del 7 maggio le regole operative del cosiddetto Bonus Alluvioni, l’indennità una tantum rivolta ai lavoratori indipendenti che tra gennaio e aprile 2026 sono stati costretti a fermarsi a causa delle violente perturbazioni che hanno devastato ampie porzioni del Sud Italia. Una risposta attesa, accolta con sollievo da molti, ma che già solleva interrogativi sulla sua reale capacità di incidere dove il danno è stato più profondo.
Il meccanismo è semplice: 500 euro per ogni periodo di fermo fino a 15 giorni, con un importo massimo cumulabile di 3.000 euro a persona. I periodi coperti vanno dal 18 gennaio al 30 aprile 2026. L’erogazione avviene in regime di autocertificazione, il che velocizza i tempi ma sposta sulla fase dei controlli successivi il peso della verifica.
Il punto critico è evidente: tremila euro possono tamponare un’emergenza domestica, pagare qualche bolletta, mettere benzina nel serbatoio della quotidianità. Ma per chi ha visto andare distrutti macchinari, magazzini, scorte di lavoro costruite in anni di sacrifici, quella cifra è ben lontana dall’idea di ricostruzione. Il rischio concreto è che il bonus serva a non affogare oggi, lasciando però irrisolto il problema di domani.
Il contributo è pensato per chi normalmente resta fuori dai circuiti di protezione sociale tradizionale. Possono presentare richiesta:
- Collaboratori coordinati e continuativi (Co.co.co.), compresi dottorandi e medici specializzandi
- Agenti e rappresentanti di commercio
- Lavoratori autonomi, liberi professionisti e titolari d’impresa iscritti alla previdenza obbligatoria
Condizione indispensabile: essere residenti o avere la propria attività in uno dei comuni di Calabria, Sardegna e Sicilia rientranti nello stato di emergenza dichiarato il 26 gennaio scorso. Attenzione, però, alla prova della sospensione lavorativa: chi non dispone di documentazione ufficiale, come un’ordinanza di chiusura, potrebbe trovarsi in difficoltà in sede di controllo.
La procedura è esclusivamente digitale. Per accedere al portale INPS è necessario disporre di SPID, CIE o CNS. Una volta dentro, il percorso da seguire è: Sostegni, Sussidi e Indennità → Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche. La finestra temporale per l’invio della richiesta si chiude il 20 giugno 2026: superata quella data, non sarà più possibile presentare domanda.
Chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali può rivolgersi a un Patronato oppure contattare il Contact Center INPS al numero verde 803 164.
L’INPS ha già annunciato verifiche successive all’erogazione: in caso di dichiarazioni non conformi, scatteranno recuperi e sanzioni. La celerità del sistema, insomma, ha un rovescio della medaglia che vale la pena tenere a mente prima di compilare.