Pensioni sempre più basse dal 2027

La sospensione dall’attività lavorativa in maniera temporanea e pianificata pare sia stata accolta di buon grado specie dai più giovani. Ma non è detto che funzioni.

Sospendere il lavoro per un breve periodo sta attirando nuovi proseliti. Ormai le ricerche su come i Millenial (i nati tra l’inizio degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90) e la Gen Z (i nati nella seconda metà degli anni ’90 e il 2010) si rapportano col lavoro e il tempo libero sono diventati un refrain continuo. Visto il trend, tra qualche tempo, verrà vivisezionata pure la più infima banalità quotidiana. Ora in giro si racconta che queste generazioni risultano essere affascinate dall’idea di andare in “micro pensione”.

E’ una tendenza lavorativa in crescita, che prevede pause pianificate e temporanee dalla carriera (da pochi mesi a un anno) per viaggiare, riposarsi o dedicarsi a passioni personali. A differenza del pensionamento tradizionale, queste “mini-pensioni” avvengono durante la vita lavorativa per combattere il burn-out e migliorare l’equilibrio vita-lavoro. 

Non si tratta di una disoccupazione ma di una pausa intenzionale per il benessere personale, la formazione o viaggi, spesso sostenuta dai risparmi personali. Una ridefinizione della carriera tradizionale privilegiando esperienze immediate rispetto ad un pensionamento in età avanzata. Il concetto è diventato popolare grazie al saggio “4 ore lavorative” del 2007 dell’economista Timothy Ferriss nel suo libro “4 Ore alla Settimana”.

Tuttavia può avere impatti sulla continuità della carriera e sulla percezione del CV da parte dei selezionatori (HR). Inoltre richiede un’attenta pianificazione finanziaria per evitare di ridurre drasticamente i risparmi a lungo termine. Un profondo mutamento di paradigma che coinvolge anche le aziende, chiamate ad adattarsi a questa richiesta di maggiore flessibilità. Questo fenomeno riflette una visione in cui la carriera non è un percorso lineare unico, ma una serie di cicli lavorativi intervallati da pause strategiche. 

E’ quasi un sovvertimento del modo di concepire il lavoro, come si è sviluppato fino ai giorni nostri. Non più una carriera delineata da un percorso standard: una volta terminato gli studi si varcava la soglia del mercato del lavoro fino alla pensione. Con l’allungamento dell’età pensionabile e la probabile riduzione dei coefficienti di trasformazione, di cui si parla per il 2027, per cui le pensioni saranno sempre più basse, andare in quiescenza (come si dice in gergo tecnico) per godersi la liberà appare meno seducente di una volta.

Dal 2027 pensioni sempre più misere

Per la cronaca i coefficienti di trasformazione sono valori che concorrono al calcolo della pensione con metodo contributivo. In questo modo il montante contributivo versato dal lavoratore durante la sua vita professionale viene trasformato nella pensione annua. Circa il 60% dei giovani preferisce vivere seguendo il “Carpe diem”, la celebre locuzione latina tratta dalle “Odi” del poeta Orazio, comunemente tradotta con “cogli l’attimo“.

Letteralmente significa “afferra il giorno” invitando a vivere il presente con pienezza, sfruttando le occasioni offerte dal momento senza affidarsi al futuro, spesso incerto e nebuloso. Quindi vivere col proprio stipendio, che oggi è spesso magro, senza riuscire ad accantonare risorse. Se il futuro presenta molte nubi minacciose, forse, è meglio vivere giorno per giorno.

Per l’ennesima volta a trarne i maggiori benefici saranno coloro che percepiscono stipendi molto elevati, che possono decidere di prendersi una pausa tanto avranno comunque risorse più che soddisfacenti per vivere. Un’altra discriminazione per chi vive con salari con cui si fa fatica ad arrivare a fine mese. Un’eventuale pausa equivarrebbe al tramonto della loro affannata esistenza.