Il conto corrente dei deputati rende il 5,6%

Nella filiale Intesa Sanpaolo di Montecitorio, i parlamentari incassano interessi da sogno sulla liquidità. Zero spese, zero rischi. Per tutti gli altri la media è dello 0,20%.

Se siete tra quelli che tengono i risparmi sul conto corrente sapete già com’è: gli interessi che vi accredita la banca sono talmente bassi da essere quasi invisibili. La media nazionale, secondo i dati della Federazione autonoma dei bancari italiani, è dello 0,20% annuo. In parole povere: su diecimila euro depositati, la banca vi restituisce venti euro l’anno.

Ai deputati della Repubblica va diversamente. Nella filiale di Banca Intesa che si trova fisicamente dentro Montecitorio, i parlamentari ottengono sulla liquidità del conto corrente un tasso del 5,6250% annuo. Su quegli stessi diecimila euro, loro intascano 562 euro. Senza fare nulla, senza rischiare nulla, senza nemmeno uscire dall’edificio per andare in banca.

Il vantaggio è scritto nero su bianco in una convenzione ufficiale stipulata tra la Camera dei deputati e Banca Intesa, che gestisce i servizi bancari interni a Montecitorio. La formula tecnica è semplice: il tasso riconosciuto ai correntisti è pari all’Euribor a un mese, attualmente intorno al 3,85%, maggiorato di un punto e settantasette. Il risultato finale supera il 5,6% lordo.

Per capire quanto sia generoso questo trattamento basta un confronto: un BTP decennale, cioè un titolo di Stato su cui lo stesso governo italiano paga gli interessi ai risparmiatori, rende oggi circa il 3,80%. I deputati guadagnano di più sul conto corrente di quanto rendano i titoli di Stato a lungo termine. E senza nemmeno immobilizzare il denaro per dieci anni.

Il tasso d’interesse è solo la parte più appariscente di un pacchetto di condizioni che non ha eguali sul mercato retail. La convenzione prevede l’azzeramento completo di qualsiasi commissione: niente spese di tenuta del conto, niente costi per i bonifici ordinari né per quelli urgenti, zero per la domiciliazione delle utenze, zero per le operazioni allo sportello, zero per i pagamenti dei bollettini, zero per la ricarica delle carte prepagate. Un elenco che, come segnala il Fatto Quotidiano che ha rivelato la notizia, è talmente lungo da essere difficile da riportare per intero.

Il privilegio non riguarda solo i deputati in carica. Possono accedere alle stesse condizioni anche gli ex parlamentari, i loro familiari, i giornalisti parlamentari, gli assistenti e i dipendenti della Camera. Una platea tutt’altro che ristretta.

La filiale bancaria di Montecitorio era gestita inizialmente dal Banco di Napoli, poi confluito in Intesa nel 2018. La nuova convenzione è stata firmata il 2 aprile 2024, pochi giorni prima della chiusura del bando con cui la Camera assegnava la gestione dei servizi bancari per un valore complessivo di 800 milioni di euro. Stando a quanto ricostruito, già dal giorno successivo alla firma i deputati hanno cominciato ad affluire agli sportelli per sottoscrivere le nuove condizioni contrattuali. La notizia, evidentemente, aveva circolato in fretta.

Ciò che rende questo privilegio particolarmente difficile da digerire è la sua natura silenziosa. Non è uno stipendio, non è un rimborso spese, non è un vitalizio: è un vantaggio finanziario che non compare in nessuna voce di bilancio pubblica, non richiede alcuna giustificazione e non fa notizia finché qualcuno non va a leggere i documenti della convenzione. Mentre milioni di italiani cercano di far fruttare i propri risparmi navigando tra conti deposito, BTP e fondi comuni, chi lavora a Montecitorio può limitarsi a lasciare i soldi sul conto corrente e incassare rendimenti che il mercato non offre a nessun altro.