Quasi un miliardo per assunzioni stabili legate al “salario giusto”, misure anti‑caporalato sulle piattaforme digitali e adeguamenti automatici dei contratti in ritardo.
Il governo si prepara a varare il decreto legge “Primo Maggio”, definito nelle ultime ore durante un incontro a Palazzo Chigi e atteso al prossimo Consiglio dei ministri. Il provvedimento mobilita circa 960 milioni di euro, risorse già previste in larga parte nel Bilancio, e punta a rafforzare gli incentivi all’occupazione e a introdurre nuove garanzie per chi lavora tramite piattaforme digitali.
La bozza conferma la proroga degli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35 disoccupati da lungo periodo, donne e lavoratori residenti nell’area Zes unica del Mezzogiorno. Gli incentivi potranno arrivare fino a 24 mesi, con importi differenziati in base alla tipologia di assunzione e con un sostegno aggiuntivo per le piccole imprese del Sud.
Elemento centrale del decreto è il vincolo del cosiddetto “salario giusto”: potranno accedere ai benefici solo le aziende che garantiscono ai dipendenti un trattamento economico almeno pari al Tec, il trattamento complessivo previsto dai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Una scelta che mira a scoraggiare i contratti con livelli retributivi inferiori e che, pur senza introdurre un salario minimo per legge, ne riproduce di fatto la funzione.
Il testo interviene anche sul tema dei rinnovi contrattuali, prevedendo che, entro un anno dalla scadenza, le retribuzioni vengano comunque adeguate al 50% dell’inflazione Ipca al netto dell’energia importata, così da limitare gli effetti dei ritardi nella contrattazione.
Sul fronte del lavoro tramite piattaforme digitali, il decreto introduce misure contro il caporalato e rafforza le tutele dei rider: accesso ai sistemi solo tramite identità digitale certificata, obbligo per le piattaforme di rendere trasparenti i criteri algoritmici e divieto di cedere il proprio account.