Rottamazione quinquies bloccata in molti enti locali: sigle sindacali denunciano disuguaglianze e chiedono intervento delle istituzioni
Palermo – Il SINALP Sicilia, sindacato autonomo dei lavoratori, e l’Associazione Consumatori “Rete Sociale Attiva Sicilia”, lanciano un grido d’allarme che è, al contempo, una denuncia politica e sociale senza appello.
La mancata o gravemente ritardata adesione del Comune di Palermo e di gran parte delle amministrazioni isolane alla “Rottamazione-quinquies” (L. 199/2025) sta spaccando la società siciliana in due, creando un solco incolmabile di disuguaglianza civile e fiscale.
Siamo di fronte a un paradosso intollerabile che colpisce circa 2,5 milioni di siciliani. Da un lato, lo Stato centrale, tramite l’Agenzia delle Entrate Riscossione, offre una via d’uscita dignitosa per i debiti erariali, garantendo lo stralcio di sanzioni e interessi e una rateizzazione sostenibile fino a 54 rate bimestrali.
Dall’altro, troviamo Enti Locali inermi che condannano i propri cittadini a un’esecuzione forzata immediata per tributi come IMU, TARI e multe stradali.
“È un’ingiustizia che scardina il principio costituzionale di equità fiscale” – dichiara il Segr. Regionale Sinalp, Andrea Monteleone. “Il contribuente che ha debiti verso l’Erario viene aiutato a rientrare ‘in bonis’; chi ha debiti verso il proprio Comune viene invece spinto nel baratro. Questa non è sana amministrazione, è una vera e propria discriminazione territoriale che punisce il cittadino in base al suo codice postale”.
L’inerzia dei Sindaci non è un mero “ritardo tecnico”, ma una scelta che produce effetti devastanti. I cittadini con “debiti incrociati” (Stato + Comune) si ritrovano in una morsa letale, devono onorare le rate della rottamazione statale e, simultaneamente, saldare in un’unica soluzione o in pochissime e pesantissime rate gravate da interessi di mora pesantissimi i debiti comunali.
Questo carico insostenibile costringe migliaia di famiglie, pensionati e piccoli commercianti a una scelta drammatica, fare la spesa o pagare le tasse.
Mentre lo Stato sospende le azioni esecutive per chi aderisce alla tregua, i Comuni inadempienti procedono con pignoramenti di conti correnti e stipendi, fermi amministrativi delle auto e ipoteche sulla prima casa, dando il via a un assalto alla proprietà privata dei più fragili.
“Il silenzio dei Sindaci è un boomerang economico”, sottolinea Giuseppe Dioguardi, Dirigente Regionale di Rete Sociale Attiva. “Negando la rottamazione, i Comuni non incasseranno nulla. Chi non può pagare 100 con una rateizzazione agevolata, certamente non potrà pagare 200 subito sotto minaccia di pignoramento. Si sceglie il populismo della fermezza contabile al posto del pragmatismo economico, alimentando solo l’evasione di necessità e il lavoro sommerso”.
Mentre molte amministrazioni si nascondono dietro un “stiamo valutando” che scavalca la scadenza nazionale del 30 aprile 2026, SINALP e Rete Sociale Attiva elogiano la lungimiranza del Libero Consorzio di Ragusa e del Comune di Trappeto. La loro adesione dimostra che la pace fiscale non solo è possibile, ma è un dovere morale per chi governa il territorio.
SINALP Sicilia e Rete Sociale Attiva Sicilia chiedono ai Sindaci siciliani l’approvazione immediata dei regolamenti per la Rottamazione-quinquies, garantendo parità di trattamento rispetto ai debiti statali.
Al Presidente della Regione Siciliana un intervento d’urgenza e la convocazione di un tavolo straordinario di coordinamento per “commissariare” politicamente gli enti inadempienti ed evitare un’emorragia sociale di proporzioni storiche.
Al Governo Nazionale una riflessione sull’eliminazione delle disparità territoriali che rendono la legalità fiscale un privilegio per pochi e non un diritto per tutti. Non permetteremo che l’incapacità amministrativa si trasformi in una condanna a vita per milioni di contribuenti. La Sicilia ha bisogno di responsabilità, non di sanzioni cieche.