Giornalisti in sciopero: contratto fermo da dieci anni, stipendi giù del 20%

Seconda agitazione in meno di un mese. La Fnsi accusa gli editori: “Intascano milioni di fondi pubblici e svuotano le redazioni”. Stop per 24 ore a giornali, tv, radio e agenzie.

Giornalisti di nuovo in sciopero. Oggi, giovedì 16 aprile, la categoria incrocia le braccia per la seconda volta in meno di un mese, la prima era stata il 27 marzo, per chiedere il rinnovo del contratto nazionale Fieg-Fnsi, scaduto ormai da un decennio. L’astensione dal lavoro coinvolge giornali, tv, radio e agenzie di stampa per 24 ore, mentre i siti web si sono fermati già dalla mezzanotte.

Al centro della protesta c’è una questione economica concreta: secondo la Fnsi, l’erosione inflazionistica ha fatto perdere agli stipendi il 20% del potere d’acquisto. “Siamo l’unica categoria ad attendere da così tanto tempo il rinnovo”, denuncia il sindacato, che punta il dito contro gli editori della Fieg, accusati di chiudersi a ogni trattativa pur beneficiando di “risorse milionarie” erogate dai governi. Soldi che, secondo la Fnsi, non vengono reinvestiti nell’informazione: le redazioni si svuotano, i dipendenti vengono mandati in prepensionamento a 62 anni, mentre collaboratori e partite Iva vengono pagati “una miseria”.

Il sindacato contesta anche il rifiuto degli editori di definire regole chiare sull’uso dell’intelligenza artificiale, “evidentemente pronti a sostituire i giornalistie la loro resistenza a riconoscere compensi per i contenuti ceduti alle grandi piattaforme digitali. Sul fronte dell’equo compenso, la proposta avanzata dagli editori al tavolo governativo sarebbe addirittura più bassa di quella già bocciata dal Consiglio di Stato nel 2016.

“Lo facciamo per noi, per la nostra dignità, per il nostro futuro. Lo facciamo per voi e per la libertà di tutti”, scrive la Fnsi, rivolgendosi direttamente ai lettori: “Chiedetevi quanto sia libero un giornalista costretto alla catena di montaggio dell’informazione”.