A ucciderla, secondo l’accusa, una dose massiccia di chemioterapico somministrata in casa da una vicina. La Procura indaga per omicidio colposo.
Mentana – Le ultime parole di Erika Squillace alla madre sono state una confessione e un addio insieme. “Mamma io sto morendo, ma tu mi devi perdonare perché non ti ho ascoltato”. Si è spenta così, il 20 agosto 2025, in un ospedale di Alessandria d’Egitto, a 27 anni, lontana da Mentana dove era cresciuta. Aveva seguito il marito, un egiziano di 32 anni che aveva sposato da appena un mese, per incontrare la sua famiglia. Non è più tornata.
Sua madre Tiziana Quattrocchi aveva deciso di partire con loro, spinta da un’inquietudine che non riusciva a spiegarsi. “L’istinto di una madre non mente”, dirà dopo in un’intervista al Messaggero. Aveva ragione.
Ad Alessandria le cose sono cambiate in fretta. Il marito si è fatto distante, usciva tutto il giorno e comunicava con la moglie quasi solo per messaggi. Insieme alla suocera, le avrebbe impedito di muoversi liberamente. Erika e sua madre si ritrovavano sole in casa, tagliate fuori da tutto: non parlavano arabo e ogni contatto con medici o estranei passava attraverso di lui.
La salute di Erika peggiorava. Da mesi i suoi esami del sangue mostravano valori anomali, compatibili con una gravidanza che però non si vedeva. Aveva rimandato gli accertamenti, convinta di risolverli in Egitto. Il marito l’ha portata a Tanta, un’ora di auto da Alessandria, dove un medico le ha diagnosticato una gravidanza isterica. La terapia prescritta: Methotrexat Ebewe, un farmaco usato in chemioterapia e come immunosoppressore. La motivazione: “Farle tornare il ciclo”. Le perplessità di Tiziana sono state ignorate.
A iniettare il farmaco non è stato un medico, ma una vicina di casa convocata dal marito. La dose somministrata era di 2.500 ml: venticinque volte quella prescritta. Da lì è iniziato il declino rapido e brutale. Le labbra e la gola gonfie, la pelle che si squamava, sangue dalle orecchie, i denti che si muovevano, vomito continuo. Quando Erika ha smesso di reggersi in piedi, è stata portata in ospedale. Era già troppo tardi.
Il Consolato italiano aveva tentato di organizzare un rimpatrio urgente con un aereo militare attrezzato, sostenendo una spesa di 30mila euro. Le possibilità di salvarla, in Italia, erano stimate al 30%. L’ospedale egiziano ha bloccato il trasferimento: troppo rischiosa, hanno detto, la traversata in aereo. Erika è morta lì.
Rientrata la salma a Mentana, Tiziana ha sporto denuncia contro l’ex genero, affiancata dal nuovo compagno a cui la figlia era legatissima. Il 32enne nel frattempo sarebbe rientrato in Italia con un visto turistico. Secondo la madre, Erika voleva divorziare da tempo e il marito, che puntava alla cittadinanza italiana, avrebbe avuto un movente concreto. Il telefono della giovane è ora nelle mani dei Ris. L’avvocato Daniele Sacra intende fare luce anche sul ruolo dell’ospedale di Tanta, che ha prescritto un chemioterapico senza alcuna reale indicazione clinica.