Cure in caduta libera

Sono sempre di più gli italiani che rinunciano a cure ed esami per mancanza di soldi. E con le lunghissime liste di attesa non c’è da stare allegri. La salute è un diritto negato.

La salute può aspettare. Per molte famiglie italiane la situazione economica è molto complicata, al punto che si fa fatica a fare quadrare il bilancio. Per compiere questa titanica impresa, spesso si è costretti a fare una lista delle priorità e tra queste non rientra la salute. Molto meglio pagare una bolletta che l’onorario di una visita medica o dei farmaci. E’ quanto risulta da un’indagine di Altroconsumo (la più grande associazione per i consumatori in Italia) da cui risulta che la spesa sanitaria incide così tanto sul reddito familiare, per cui molti si trovano costretti a scegliere tra il cibo e la salute.

Un fenomeno che riguarda il 25% di famiglie, che si trovano costrette ad optare prima per altre priorità quotidiane. Se lo stomaco reclama, se le scadenze sono impellenti, la salute passa in secondo piano. Una necessità più che una scelta. Questo vale sia per le visite mediche che per le cure. Il problema è accentuato in quelle famiglie in cui c’è un malato cronico, che ha bisogno di continui controlli e terapie.

Alla situazione che grava sulle persone, si associa il deficit delle Regioni che spendono più di quanto incassano. La sanità al Sud mostra segni di crisi superiori e, quindi, anche le famiglie vivono una realtà peggiore. Qui i redditi sono mediamente più bassi e le spese sanitarie incidono più che al Nord, per cui sono le prime ad essere decurtate. La Campania ha registrato una percentuale di famiglie per le spese sanitarie del 25%, la Sicilia e la Puglia del 36%.

Questo è solo la punta dell’iceberg, la più critica, ma nemmeno le altre regioni navigano nell’oro. Ad esempio in Lombardia e Lazio la quota oscilla tra il 17% e il 20%. Nell’indagine effettuata è emerso, inoltre, che almeno un componente di una famiglia ha dovuto rinunciare a visite od esami. Il rifiuto ha riguardato: cure dentistiche; occhiali e lenti da vista; farmaci senza obbligo di ricetta; visite ed esami specialistici; riabilitazione fisica. Lo spostare sine die gli appuntamenti per la salute provoca effetti ancora più deleteri.

Infatti molte persone hanno dichiarato che il proprio stato di salute è peggiorato e non pochi si sono aggravati. D’altronde come sottolineato in un recente convegno della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) la povertà determina 9 anni di vita in meno rispetto ai più abbienti! Quindi il rinvio di una visita medica non è solo una scelta tra la salute ed altre necessità, ma è una sentenza che può avere effetti pesanti.

Interminabili liste d’attesa e call-center perennemente occupati, una iattura…

Gira e rigira è sempre il solito problema di soldi. Non di volontà che non c’è e nemmeno di utilizzare quell’importo per altro. La salute grava sul bilancio di una famiglia, in media, per un valore di 1.723 euro annui. Queste spese, secondo l’indagine di Altroconsumo, per il 26% di famiglie equivalgono al 1/5 del reddito annuo. C’è chi ha contratto debiti o ha venduto un altro bene pur di coprire i costi per la salute. I fautori del liberismo sostengono di investire in assicurazioni private.

Ma qui casca l’asino: quasi il 60% di famiglie non hanno alcuna copertura assicurativa. Coi salari da fame che percepiscono non c’è propria possibilità, per cui tutte le spese pesano sul già gramo bilancio. Inoltre per quelle che hanno stipulato un contratto assicurativo, le coperture sono minime e non tutti i membri sono tutelati. Comunque sia nella storia dell’umanità l’unico filo conduttore che è rimasto lo stesso nel tempo è che “il cane morde sempre lo straccione“.

Ad indicare, metaforicamente, come la sfortuna, le difficoltà o le condizioni sociali, si accaniscano spesso sulle persone più deboli, bisognose o già in difficoltà.