Svanisce il sogno della vincita record che aveva diviso una coppia. L’Agenzia delle Dogane chiarisce l’equivoco: il numero vincente era un “43” e non un “13”.
L’Aquila – Quello che sembrava uno dei casi di cronaca più incredibili degli ultimi mesi, tra vincite milionarie e fughe improvvise, si è rivelato essere un clamoroso abbaglio. La vicenda del Gratta e Vinci da 500mila euro di Carsoli, che ha tenuto banco sui media nazionali, si chiude con un verdetto inappellabile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: non esiste alcun premio.
Il caso era scoppiato dopo che un uomo aveva regalato alla compagna un biglietto per l’8 marzo. Convinta di aver vinto mezzo milione di euro, la donna aveva mostrato il tagliando in un bar e lo aveva depositato in banca, salvo poi rendersi irreperibile. Un gesto che aveva spinto l’uomo a sporgere denuncia, convinto di essere stato “tradito” nel momento del bisogno, alimentando sospetti di fughe col bottino e imminenti battaglie legali.
A riportare tutti alla realtà è stata la verifica tecnica sui sistemi centrali. L’analisi del tagliando ha chiarito l’origine dell’equivoco: una banale svista. La donna aveva interpretato come vincente un numero “13”, al quale era associata la somma massima, mentre il numero effettivamente stampato sul biglietto era un “43”. Un errore di lettura che ha trasformato in pochi istanti una potenziale fortuna in un pezzo di carta senza alcun valore commerciale.
Con la conferma ufficiale dell’assenza di vincita, crolla istantaneamente ogni presupposto per le azioni legali intraprese. Non essendoci una somma da dividere o riscuotere, il caso si avvia verso l’archiviazione, lasciando dietro di sé solo le macerie di una relazione entrata in crisi per un miraggio economico.