Ha dell’incredibile la vicenda di un giovane arrestato per spaccio di droga, le analisi smentiscono tutto: la sostanza non era eroina.
Torino – All’inizio sembrava un caso chiuso. Droga e arresto. Tutto tornava, almeno sulla carta. Poi, però, la scoperta. Dentro quelle bustine sigillate con cura, nascoste in un contenitore di plastica e infilate nel frigorifero di una mansarda occupata abusivamente, non c’era eroina. Le analisi di laboratorio hanno smontato pezzo dopo pezzo l’impianto accusatorio iniziale: farina di grano mescolata con altre sostanze, forse caffè. Niente stupefacenti.
Il controllo risale al 12 gennaio. Quel giorno i carabinieri erano intervenuti dopo la segnalazione del proprietario dell’appartamento, che vive al piano di sotto. Rumori sospetti, continui. Da lì la decisione di verificare. Porta forzata, il giovane all’interno. E durante la perquisizione, quello che sembrava un riscontro evidente: oltre mezzo chilo di presunta eroina e un bilancino di precisione. Quanto bastava per far scattare le manette.
Il 26enne era stato portato subito in carcere. Accuse pesanti: spaccio e occupazione abusiva. Una situazione che, almeno all’inizio, sembrava difficilmente ribaltabile.
Ma sono stati gli accertamenti tecnici, disposti dalla Procura, a cambiare il quadro. Gli specialisti della scientifica hanno analizzato la sostanza sequestrata e il risultato è stato netto: quella “roba” non rientra in nessuna delle categorie previste dalla legge sugli stupefacenti. Tradotto: non è droga.
A quel punto anche la Procura ha fatto un passo indietro. Il Pm ha chiesto la scarcerazione, riconoscendo che mancava l’elemento centrale dell’accusa. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta.
Senza sostanza stupefacente, viene meno tutto il resto. Niente gravi indizi, niente detenzione e spaccio. Tre mesi dopo l’arresto, il giovane è uscito dal carcere. E adesso?