Guerra cibernetica e IA: in Italia cresce l’allarme

Secondo il report annuale di Armis, ci troviamo al centro di una pressione crescente, alimentata da tensioni geopolitiche e dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale.

Milano – Armis, azienda leader nella cyber exposure e security management, invita le organizzazioni italiane a rafforzare con urgenza le proprie strategie di cybersecurity proattiva di fronte all’aumento delle minacce legate alla cyberwarfare. L’allarme arriva in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e dall’evoluzione accelerata delle tecnologie digitali.

“Le tensioni geopolitiche, l’accelerazione dell’IA e le lacune di sicurezza irrisolte stanno collidendo”, ha dichiarato Nadir Izrael, CTO e Co-Founder di Armis. “La cyberwarfare è ormai una condizione costante e richiede un cambio di approccio immediato”.

Secondo il report globale “A World Under Pressure: Cyberwarfare in an Age of AI-Fueled Escalation”, il 34% dei responsabili IT italiani ritiene imminente una guerra informatica e ha già segnalato episodi riconducibili a cyberwarfare alle autorità, mentre il 66% teme attacchi in grado di paralizzare infrastrutture critiche.

Il 68% dei responsabili IT italiani intervistati è preoccupato per il potenziale utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte di attori statali per sviluppare attacchi informatici sempre più sofisticati e mirati. Una quota crescente (48%, rispetto al 46% dello scorso anno) afferma inoltre che la propria organizzazione è già stata violata in passato e di non essere riuscita a proteggere adeguatamente il proprio ecosistema.

Il 54% degli intervistati indica l’IA generativa come un fattore che sta aggravando la minaccia, rendendo accessibili capacità offensive avanzate anche a Paesi meno strutturati.

Sul piano operativo, il 39% delle organizzazioni ammette di adottare ancora un approccio reattivo, intervenendo solo durante o dopo un attacco. Tuttavia, il 72% considera prioritaria l’adozione di strategie preventive nei prossimi 12 mesi.

L’impatto è già concreto: il 44% delle aziende italiane ha ritardato o sospeso progetti di trasformazione digitale a causa dei rischi legati alla cyberwarfare.

Tra gli altri dati rilevanti:

  • Il 70% considera gli attacchi alimentati dall’IA una minaccia significativa
  • Il 64% segnala rischi legati ad asset non monitorati o nella supply chain
  • Il 44% ha subito attacchi guidati o generati dall’IA nell’ultimo anno
  • Il 33% individua negli agenti autonomi basati su IA la principale minaccia futura
  • Il 52% indica che i riscatti ransomware superano il budget annuo di sicurezza
  • Il pagamento medio di un riscatto nel 2025 ha raggiunto 8,29 milioni di euro

Nonostante ciò, il 73% dei professionisti IT ritiene di avere budget adeguati, mentre il 54% denuncia un eccesso di complessità normativa che grava sui team di sicurezza.

Infine, il 62% degli intervistati esprime dubbi sulla capacità dei governi di proteggere efficacemente cittadini e imprese da attacchi su larga scala.

“Con l’entrata in vigore dell’EU AI Act da agosto 2026”, ha sottolineato Nicola Altavilla, Director Mediterranean Region di Armis, “diventa fondamentale affiancare all’innovazione una solida governance e un approccio basato sulla prevenzione del rischio”.

Il quadro che emerge è chiaro: la cyberwarfare non è più uno scenario ipotetico, ma una realtà concreta che richiede un cambio di paradigma immediato nella gestione della sicurezza digitale.