Dal trauma cranico alla perdita parziale della vista, fino alla paralisi di un braccio e una gamba: il piccolo lotta per recuperare le funzionalità perdute.
Genova – Aveva 10 anni, era tra i primi della classe e amava lo sport. Giocava a calcio e a tennis. Il 28 ottobre 2024, durante una normale partita di calcetto in un campetto di Giaveno, in provincia di Torino, una porta da calcio gli è caduta addosso. Da quel momento la vita di Marco, nome di fantasia, non è più stata la stessa.
Il trauma è stato devastante. Marco ha riportato un grave trauma cranico e facciale, ha perso la funzionalità a un occhio e non riesce più a muovere un braccio e una gamba. Dopo un periodo in coma, si è svegliato profondamente cambiato rispetto al bambino vivace e sportivo che era entrato in campo quella mattina d’autunno.
Il percorso di recupero è lungo e probabilmente non avrà mai fine. Marco è seguito da un team multidisciplinare che lavora per aiutarlo a recuperare alcune funzionalità motorie e si occupa anche della sua salute mentale. A scuola lo affiancano due insegnanti di sostegno.
Dopo l’incidente, la Procura di Torino ha aperto un’inchiesta per lesioni personali gravi. Venerdì si aprirà il processo contro l’associazione sportiva e la famiglia di Marco ha deciso di costituirsi parte civile, chiedendo un risarcimento che potrebbe arrivare fino a 3 milioni di euro per la cosiddetta “perdita di chance”: una vita che avrebbe potuto essere diversa, opportunità sportive e professionali azzerate da un incidente che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato evitabile.
Le porte da calcio, stando alle indagini, sarebbero state lasciate sul campo da tennis in condizioni non sicure. Anche la compagnia assicurativa Generali potrebbe essere chiamata in causa come responsabile civile.
Nel frattempo, la compagnia avrebbe già avanzato una proposta: 193mila euro complessivi, di cui 110mila destinati alle spese mediche. A questa cifra si aggiungerebbero ulteriori 50mila euro, offerti però in cambio della rinuncia alla costituzione di parte civile. Una proposta che la famiglia ha evidentemente ritenuto inadeguata rispetto alla gravità e alla permanenza dei danni subiti dal bambino.
Sarà ora il tribunale a stabilire responsabilità e risarcimento.