Stop ai test sui Beagle: il Tar del Lazio sospende gli esperimenti

I giudici hanno accolto il ricorso della Lav: “Il dolore degli animali è irreparabile e prevale sulla ricerca”. L’azienda: “Cure a rischio per migliaia di malati”.

Roma – Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio segna un punto di svolta nel dibattito etico e scientifico sulla sperimentazione animale. Con un’ordinanza che richiama i principi della Costituzione e del Trattato di Lisbona, i giudici hanno sospeso i test sui cani Beagle condotti nei laboratori veronesi della multinazionale Aptuit (gruppo Evotec). Una decisione che mette al centro il concetto di animale come “essere senziente” e che ha scatenato la reazione immediata del mondo farmaceutico.

La battaglia legale, portata avanti dalla Lega Anti Vivisezione (Lav), ha messo nel mirino l’uso della telemetria per studi di sicurezza cardiovascolare, portando alla luce presunte irregolarità nella gestione dello stabulario. L’ordinanza dei giudici amministrativi è netta nel bilanciare gli interessi contrapposti tra progresso scientifico e benessere animale.

Secondo il tribunale, il dolore e lo stress inflitti agli animali sono definiti “ontologicamente irreparabili”. Tali sofferenze devono prevalere sulla continuità di una ricerca che prosegue da anni senza aver dimostrato, in questa fase, l’assenza di alternative. Viene richiamato il riconoscimento degli animali come “esseri senzienti”, un principio ormai radicato nel diritto europeo e nazionale.

Al centro della contestazione ci sono le procedure invasive a cui verrebbero sottoposti i Beagle. La Lav denuncia pratiche cruente per il monitoraggio dei parametri fisiologici: inserimento di sonde, elettrodi e cateteri per monitorare cuore e pressione. E ancora: cani costretti a vivere in gabbie artificiali, subendo gravi alterazioni comportamentali e complicazioni post-operatorie.

Il Tar ha rilevato “fumus” di irregolarità riguardanti la classificazione del dolore e la pratica del riutilizzo degli animali, temi già oggetto di un procedimento penale parallelo. La multinazionale, però, non ci sta e l’amministratore delegato, Maria Pilla, lancia l’allarme sulle conseguenze cliniche dello stop.

“Questa decisione – afferma Pilla – rischia di compromettere la ricerca di cure per malattie neurodegenerative, oncologiche e malattie rare. La sperimentazione avviene solo quando non esistono alternative valide ed è spesso imposta dalle normative internazionali prima dei test sull’uomo”.

Cosa succede ora? La partita non è finita. Il Tar ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio per fare chiarezza su due punti fondamentali: l’effettiva indispensabilità dell’uso dei cani per questi specifici studi e l’esistenza di metodi alternativi tecnicamente avanzati che potrebbero sostituire l’impiego dei Beagle. Il perito avrà due mesi per depositare la relazione, mentre l’udienza di merito che deciderà il destino definitivo dei laboratori Aptuit è fissata per settembre.