Mamma mia dammi cento lire che in America debbo andar…

La vecchia canzone rende bene l’idea per questa generazione di finti adulti che annaspa, specie se con figli al seguito. E quando la tasca e vuota si ricorre ai genitori ma anche ai nonni.

Gli italiani, specie se giovani, sono costretti a ricorrere ai genitori. Molte persone, infatti, senza il sostentamento di mamma e papà non saprebbero dove sbattere la testa per arrivare già a metà del mese. Secondo un’indagine di Moneyfarm, una società di consulenza finanziaria indipendente, l’età in cui si ritiene di aver varcato la soglia della maturità è sui 27 anni circa, sperando di avere un lavoro stabile e di vivere da soli.

Ma in realtà sono emersi dati che sconfessano questa forma di autonomia raggiunta. Il 70%, infatti, riceve un sostentamento economico anche da adulto dalla famiglia originaria. Una generazione di “cresciuti” solo sulla carta ma supportata economicamente dalla rete familiare. Ancora una volta si conferma che il vero ammortizzatore sociale è il nucleo familiare coi sacrifici fatti nel corso di un’intera vita lavorativa. Malgrado il lavoro, la convivenza o la nascita di un figlio, l’aiuto richiesto riguarda l’acquisto di una casa, un’auto, ma anche per spese mediche e, in misura minore, per bollette o alimenti.

L’indagine ha calcolato anche la media degli aiuti che ammontano a più di 20.000 euro al Centro-Nord e circa 12.000 al Sud. Una disparità geografica forse dovuta al fatto che al Nord la vita e più costosa rispetto al Sud. Ma oltre all’aspetto meramente economico il supporto familiare emerge anche nella cura dei figli. I nonni risultano essenziali, soprattutto vista la carenza di servizi per l’infanzia o il costo elevato di quelli esistenti.

Il loro apporto spazia dalla preparazione del vitto alla gestione della casa e a commissioni varie. Un contributo importante che diventa parte integrante della struttura familiare. Non sempre la richiesta di aiuto economico viene fatta con tranquillità. Il 25% ha ammesso di essersi sentito poco dignitoso e molto a disagio nell’ammettere le proprie difficoltà economiche. Questa percezione è maggiore nelle donne.

Prevale un sentimento di fallimento, ci si sente feriti nel proprio orgoglio e autostima, incapaci di sostenere una vita da adulto, per cui anche la presunta autonomia va a farsi benedire. Ma quando la pancia chiama, tutto il reso passa in secondo piano. E’ l’amara realtà della vita, piaccia o no. Il rapporto col futuro è contradditorio e conflittuale. Il 52% manifesta un discreto ottimismo, il 48% una sostanziale sfiducia. Lo scetticismo emerge anche pensando ai propri figli da adulti. Quasi il 50% è del parere di essere in grado di poter dare loro una mano, così come hanno fatto i propri genitori.

Nonni e genitori in aiuto dei figli, adulti solo sulla carta

L’altra metà pensa, ovviamente, il contrario. Ci si sente sfiduciati anche di fronte ad un possibile godimento di un’eredità. Cinicamente si potrebbe dire che dipende dalla sua entità! Comunque, secondo i dati diffusi, il 41% spera di ottenerne una, il 18% è già passato all’incasso.

Il 7% è convinto che potrebbe incidere in positivo sulla sua vita, per il 36% il cambiamento sarebbe di lieve entità, mentre per ben il 44% la situazione resterebbe stazionaria. C’è, finanche, 1 italiano su 8 secondo cui potrebbe essere più fonte di problemi che di vantaggi. Secondo gli autori dell’indagine si tratta di una generazione adulta solo per l’età, ma ancora profondamente legata al cordone ombelicale della famiglia.

Una condizione non scelta ma obbligata, vista la crisi economica, il costo della vita e gli ostacoli per l’acquisto di un immobile. A ciò si aggiunge l’inerzia della politica, che si comporta come le famose “3 scimmiette”: non vede, non sente e non parla.