Roma, Milano e Napoli sono le più esposte al peso dei nuovi aumenti energetici. Per l’intero sistema Paese, si parla di una stangata da 9,3 miliardi di euro, con un aggravio medio di 350 euro annui a famiglia.
A più di due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, lo scenario economico globale si presenta decisamente sotto tensione, con l’esplosione dei costi energetici che si sta già abbattendo violentemente sulle famiglie italiane e sui settori produttivi. Secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, ci troviamo di fronte a un paradosso: mentre le filiere del rame e del nickel tengono, l’energia sta subendo rincari record, alimentati anche da forti spinte speculative.
L’impatto sulle famiglie: la mappa dei rincari
Nomisma Energia stima un aggravio medio di 350 euro annui a famiglia. Per l’intero sistema Paese, si parla di una stangata da 9,3 miliardi di euro. Gli aumenti più consistenti, stima la Cgia di Mestre, si concentrerebbero nelle principali aree urbane metropolitane.
In testa Roma, che segna l’incremento complessivo della spesa energetica più alto (potrebbe toccare i 705,8 milioni di euro). Seguono Milano, con 554,5 milioni, e a Napoli, con poco più di 406 milioni. Queste tre grandi città sarebbero quindi quelle più esposte al peso dei nuovi aumenti energetici. All’estremo opposto, le province con l’impatto minore in termini assoluti sono Isernia (12,7 milioni), Aosta (21,3 milioni) e Vibo Valentia (23,1 milioni).

Salvini convoca le compagnie petrolifere
Il rincaro del diesel colpisce direttamente chi lavora su strada o in mare. Senza interventi immediati del governo per mitigare il costo delle bollette e dei carburanti, settori come l’autotrasporto e la pesca rischiano il blocco totale a causa dell’insostenibilità dei costi operativi.
Su questo fronte, si sta muovendo il Mit. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha infatti convocato le compagnie petrolifere per incontrarle mercoledì 18 marzo alle ore 15 presso la Prefettura di Milano. Oltre alle compagnie di bandiera Eni, Ip, Tamoil e Q8, al tavolo – come riferisce Il Sole 24 Ore – ci sarebbero anche le cosiddette “retiste” titolari o licenziatarie di un marchio come Vega Carburanti, Pad Multienergy, Retitalia, Costantin, Keropetrol, Beyfin, San Marco Petroli, Energas, Toil e infine Giap Holding.
Il paradosso delle materie prime: metalli in calo
Contrariamente alle attese, i mercati delle commodities non energetiche mostrano una stabilità solida, con prezzi addirittura in flessione rispetto all’inizio delle ostilità:
- Stagno: -7,9%
- Zinco: -3%
- Rame: -2,6%
- Nickel: -1,9% Questi dati indicano che, al netto dell’energia, il sistema produttivo europeo non è ancora esposto a una nuova ondata inflattiva generalizzata.
Emergenza energia: peggio della crisi Ucraina
Il comparto fossile è l’unico a mostrare forti tensioni, con incrementi di prezzo che in soli 15 giorni hanno superato quelli registrati all’inizio dell’invasione russa in Ucraina:
- Gas: +62%
- Petrolio: +45,8%
- Carburanti alla pompa: In due settimane la benzina è salita dell’8,7%, mentre il diesel è volato al +18,2%, mettendo in ginocchio autotrasportatori, agricoltori e pescatori.