Migranti, il tribunale annulla il fermo alla Sea Eye 5: il governo dovrà risarcire l’Ong

I giudici hanno stabilito che il comandante agì correttamente nel rifiutare la rotta per Taranto: le sanzioni imposte dalla prefettura erano illegittime.

Ragusa – Il tribunale civile di Ragusa ha dato torto al governo Meloni nel caso che aveva visto la nave Sea Eye 5, dell’omonima Ong tedesca, colpita da fermo amministrativo e multa nell’estate del 2025. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dall’organizzazione, annullando integralmente il provvedimento, il verbale e la sanzione contestati. Il ministero dell’Interno è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

La vicenda risale al 17 giugno 2025, quando la Sea Eye 5 aveva soccorso 65 persone in difficoltà nel Mediterraneo. Le autorità italiane avevano inizialmente indicato Taranto come porto di sbarco, a 390 miglia nautiche dal punto del soccorso. Il comandante aveva però da subito segnalato l’impossibilità di affrontare un viaggio di oltre 48 ore in quelle condizioni: a bordo si trovavano persone con ustioni, disidratazione, ipotermia e intossicazioni da carburante, e le scorte d’acqua non erano sufficienti.

Dopo un lungo braccio di ferro – durato circa venti ore e risolto anche grazie all’intervento delle autorità tedesche – fu concesso lo sbarco a Pozzallo, porto molto più vicino. Il giorno successivo, però, scattò il fermo amministrativo di venti giorni.

Il tribunale ha ricostruito con precisione lo scambio di comunicazioni tra la nave e le autorità, stabilendo che il comandante aveva agito in modo pienamente conforme alla normativa vigente, fornendo costantemente le informazioni richieste e rappresentando con chiarezza la situazione a bordo. Lo sbarco a Pozzallo non fu dunque frutto di una disobbedienza ingiustificata, ma una scelta imposta dalle circostanze concrete e dall’obbligo di tutelare la vita delle persone soccorse.

Non si tratta di un caso isolato: è ormai più volte accaduto che tribunali italiani abbiano annullato provvedimenti adottati nei confronti di navi Ong, con il governo chiamato a rispondere delle proprie azioni davanti ai giudici.