La Cassazione ha respinto il ricorso di Francesca Rocca. Lavinia Montebove, travolta nel parcheggio della scuola, vive in stato vegetativo.
Velletri – Otto anni di processo, una trentina di udienze e alla fine una sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Francesca Rocca, la maestra dell’asilo nido di Velletri accusata di lesioni personali colpose e abbandono di minore: la condanna a due anni e mezzo diventa irrevocabile. È il capitolo finale di una vicenda giudiziaria che affonda le radici nel 2018, quando la piccola Lavinia Montebove venne investita nel parcheggio della struttura. Da quel giorno la bambina vive in stato vegetativo di minima coscienza, tetraplegica.
Diventa definitiva anche la posizione di Chiara Colonnelli, l’investitrice che non aveva presentato ricorso in Cassazione: un anno di reclusione per lesioni e un anno di sospensione della patente.
A fare i conti con il peso di questa storia sono soprattutto i genitori di Lavinia, Massimo Montebove e Lara Liotta, che in una nota hanno voluto mettere nero su bianco il senso di quello che hanno vissuto in questi anni. “Dopo 8 anni di processo, dopo circa 30 udienze, dopo sofferenze e umiliazioni subite nel corso del processo stesso, siamo arrivati oggi alla condanna definitiva”, scrivono. E poi aggiungono la frase che dice tutto: “L’unica, vera persona condannata a vita è nostra figlia Lavinia, che era nata sana e che resterà tetraplegica e in stato vegetativo di minima coscienza per sempre“.
Nel ringraziare i magistrati per aver accertato processualmente la verità dei fatti, Montebove e Liotta hanno voluto esprimere una gratitudine particolare alla loro avvocata Cristina Spagnolo, che li ha affiancati fin dal primo momento, anche sul piano umano oltre che legale. Una vicinanza che in otto anni di battaglia giudiziaria, evidentemente, ha fatto la differenza.