Il fratello di una 13enne scopre gli abusi e fa arrestare il predatore

La scoperta della chat ha messo fine a un incubo di violenza. Il 51enne è ora in manette per abusi aggravati sulla minore.

Milano – Il perimetro rassicurante del vicinato si è trasformato in una trappola di abusi e manipolazioni nel cuore della metropoli. Un uomo di 51 anni, attore amatoriale di origini campane, è finito in manette con l’accusa di violenza sessuale aggravata su una minore. L’ordinanza di custodia cautelare, eseguita dalla polizia locale sotto il coordinamento di Gianluca Mirabelli, ha interrotto un incubo iniziato tra le mura domestiche di un condominio della periferia milanese.

Le indagini hanno ricostruito un quadro inquietante risalente alla scorsa estate, quando l’uomo avrebbe attirato con l’inganno la tredicenne nel proprio appartamento per poi abusarne. Un approccio che sembrava seguire uno schema predatorio preciso: solo un mese prima, infatti, l’indagato aveva tentato di allacciare una relazione con la sorella maggiorenne della vittima, un legame subito interrotto dalla ragazza a causa dell’eccessivo divario anagrafico.

Dopo la violenza, il cinquantunenne – padre di un ragazzino di poco più giovane della vittima – ha iniziato un martellamento psicologico fatto di regali e messaggi dal contenuto inequivocabile, nel tentativo di normalizzare l’accaduto e fissare nuovi incontri.

Il castello di menzogne è crollato grazie alla prontezza del fratello della vittima. Intercettando una telefonata sul cellulare della sorella, il giovane si è trovato a parlare con un uomo che, nel tentativo di nascondersi, sosteneva di essere un ventenne della zona. Tuttavia, il nome “Giovanni” registrato in rubrica ha spinto il fratello ad approfondire, scoprendo nelle chat richieste esplicite in cui l’uomo pretendeva foto nuda dalla ragazzina o le rivolgeva domande intime e volgari sulla sua sessualità.

Messa alle strette, la tredicenne ha trovato il coraggio di confidarsi con la compagna del fratello, dando il via all’iter giudiziario. Dalle conversazioni agli atti emerge la piena consapevolezza del rischio penale da parte dell’aggressione; l’uomo scriveva infatti alla piccola di attendere il compimento dei quattordici anni, convinto che la soglia dell’età del consenso lo avrebbe messo al riparo dal carcere.

Oltre agli abusi accertati, gli inquirenti hanno acceso i riflettori su un possibile secondo filone d’indagine: l’uomo è sospettato di aver adescato tramite TikTok anche una compagna di scuola del figlio.

Le testimonianze dei familiari e la mole di evidenze digitali hanno convinto il Gip a disporre la massima misura cautelare, motivata dal concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato.