Il cuore per il piccolo Domenico trasportato in un box da campeggio

L’ospedale aveva comprato un dispositivo professionale da 7mila euro ma l’équipe è partita con altro. L’organo da trapiantare sarebbe stato riposto in un contenitore di plastica non sigillato simile a quelli da spiaggia.

Napoli – Settemila euro spesi per un dispositivo hi-tech che poteva garantire il trasporto sicuro di un cuore da trapiantare. Ma quel contenitore professionale è rimasto a Napoli. L’équipe del Monaldi che il 23 dicembre è andata a Bolzano per prelevare l’organo destinato al piccolo Domenico è partita con qualcos’altro: un box di plastica non sigillato, simile a quelli che si portano in spiaggia o in campagna. Il tipo che si tiene a spalla, come fanno i venditori ambulanti di bibite fuori dagli stadi.

Il Mattino ricostruisce questo dettaglio devastante che emerge dalle indagini coordinate dalla Procura di Napoli. Non un errore marginale ma la prima tessera di un domino che ha portato alla tragedia. Perché quel contenitore inadeguato è stato riempito con ghiaccio secco che raggiunge gli -80 gradi invece dei -4 gradi del ghiaccio normale. E a quelle temperature le fibre del muscolo cardiaco si sono danneggiate irreversibilmente.

A fornire il ghiaccio secco sarebbero state due infermiere dell’ospedale San Maurizio di Bolzano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’équipe napoletana si è accorta durante le operazioni di espianto che la fornitura refrigerante stava finendo. Serviva qualcosa per il viaggio di ritorno. A quel punto, le due infermiere avrebbero dato il ghiaccio secco. Una decisione che si è rivelata fatale e che ora le ha fatte finire nel mirino della Procura.

Resta il mistero del perché l’équipe sia partita senza il dispositivo professionale che l’ospedale aveva acquistato proprio per questi trasporti. Inutilmente acquistato, visto che poi nessuno lo ha usato quando serviva davvero.

I cellulari dei sette medici indagati sono stati acquisiti. Un perito sta copiando tutti i contenuti, in particolare le chat dei giorni del trapianto. Si cerca di capire chi sapeva cosa, chi ha comunicato quali informazioni, se qualcuno si è accorto del problema durante il trasporto o subito dopo l’arrivo a Napoli.

Patrizia Mercolino, la madre di Domenico, ha depositato alla Procura un audio che potrebbe essere una delle prove più pesanti dell’inchiesta. È la registrazione di una conversazione avuta il 18 febbraio con il cardiochirurgo che ha impiantato il cuore danneggiato nel corpo del bambino. Nella registrazione, il medico ammette di aver rassicurato la madre “solo per disperazione” sulla possibilità di un nuovo trapianto.

“Signora, ieri sera quando le ho detto che Domenico era trapiantabile non lo era, l’ho fatto per disperazione”. Queste le parole del medico secondo quanto riportato dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. Un’ammissione che pesa come un macigno. Il professionista riconosceva che Domenico non era in condizioni di ricevere un altro organo ma lo aveva detto comunque alla madre. Per disperazione, dice lui. Ma una madre che riceve quella notizia ci si aggrappa, ci costruisce sopra la speranza, vive su quella frase.

L’avvocato Petruzzi tira le conseguenze: “Questo fa pensare che il medico avrebbe in un certo qual modo orientato le decisioni dell’heart team. Se lui dice che fino alla sera prima il Monaldi considerava trapiantabile il bimbo, comprova che era lui a decidere se fosse trapiantabile o meno”.