Cinturrino al Gip: “Ho tradito la divisa, ma non c’entro con lo spaccio”

La difesa: “Ha sparato per paura”. Ma i colleghi lo accusano: “Chiedeva soldi e droga, picchiava i disabili”.

Milano – Prosegue l’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, noto come “Zack”, avvenuto nel boschetto di Rogoredo. L’assistente capo della polizia Carmelo Cinturrino, accusato del delitto, ha reso confessioni parziali davanti al Gip durante l’udienza di convalida del fermo, chiedendo scusa ai colleghi ma negando ogni coinvolgimento in giri di racket.

Le dichiarazioni di Cinturrino e del suo legale, l’avvocato Piero Porciani, delineano una linea difensiva basata sull’errore dettato dal panico. “Ho sbagliato. Chiedo scusa a chi indossa la divisa: ho tradito la loro fiducia”, ha dichiarato l’agente, ammettendo di aver “perso la testa” dopo lo sparo.

L’indagato, come riporta La Repubblica, ha definito una “carnevalata” l’ipotesi di essere coinvolto nel traffico di stupefacenti, sostenendo di non aver mai intascato denaro. Sulla pistola giocattolo piazzata accanto al cadavere, la difesa sostiene che l’arma fosse nello zaino dell’agente da tempo e che il collega incaricato di recuperarla “non poteva non sapere”.

Di segno opposto sono le testimonianze degli altri agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, che dipingono Cinturrino come un uomo violento e corrotto. “Voleva che tirassero fuori droga e soldi”, ha messo a verbale un collega, descrivendo Cinturrino come una persona che terrorizzava spacciatori e tossicodipendenti per fini personali.

Emergono dettagli inquietanti su un presunto “accanimento” violento contro un disabile che frequentava la zona, picchiato con un martello per estorcergli denaro. “È un pazzo, non sta bene”, ha dichiarato un altro agente, riferendo di averlo visto fiondarsi sul corpo di “Zack” subito dopo lo sparo per alterare la scena del crimine.

Mentre il capo della polizia, Vittorio Pisani, ha già espresso una condanna durissima, la magistratura dovrà ora districare il groviglio di omissioni e complicità che ha permesso a questa condotta di protrarsi nel tempo all’interno del “bosco della droga”.