La casa degli orrori di Höxter

Per anni, una coppia ha trasformato una tranquilla abitazione rurale in un sistema chiuso di manipolazione, isolamento e violenza, sfruttando la solitudine e le fragilità emotive di donne vulnerabili.

Höxter- Nel cuore della Renania Settentrionale-Vestfalia, nella frazione di Bosseborn vicino alla città di Höxter, per anni si è consumata una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica tedesca. Dietro la facciata di una grande casa bianca dal tetto rosso, apparentemente simile a tante altre abitazioni di campagna, Wilfried W. e Angelika W. avevano costruito un microcosmo fondato sul controllo assoluto, sulla coercizione e su una violenza sistematica che si è protratta nell’ombra fino al 2016. La coppia, sposata dal 1999 e formalmente separata nel 2013 ma di fatto ancora unita, utilizzava annunci matrimoniali pubblicati su giornali locali per attirare donne sole, spesso segnate da difficoltà personali, economiche o relazionali, promettendo loro stabilità, affetto e una nuova vita.

Il meccanismo era tanto semplice quanto efficace. Dopo un primo contatto rassicurante, Wilfried si mostrava premuroso e desideroso di costruire un futuro insieme. Angelika, che talvolta si presentava come sorella dell’uomo per non destare sospetti, consolidava la fiducia iniziale. Una volta trasferite nella casa di Bosseborn, le donne venivano progressivamente isolate: telefoni e documenti sottratti, conti bancari controllati, comunicazioni con l’esterno limitate o manipolate. La relazione si trasformava rapidamente in un regime fatto di regole rigide, punizioni, umiliazioni e violenze fisiche. Non si trattava di episodi sporadici, ma di un sistema strutturato in cui la privazione di autonomia era accompagnata da percosse, minacce e obblighi imposti con metodo.

Tra le vittime emerse nel corso delle indagini vi fu una donna arrivata nel 2011, rimasta per mesi nella casa e sottoposta a maltrattamenti prima di essere costretta a firmare una dichiarazione in cui attestava che le lesioni erano autoinflitte. Nel 2013 un’altra donna conobbe Wilfried tramite un annuncio, lo sposò e si trasferì a Bosseborn. Per quasi due anni visse in un contesto di violenze ripetute, dormendo legata nella vasca da bagno del seminterrato e subendo continue umiliazioni. Nell’agosto 2014 morì a seguito di un trauma cranico; secondo quanto ricostruito in sede processuale, il corpo venne distrutto e per due anni la madre continuò a ricevere messaggi dal telefono della figlia, inviati in realtà dalla coppia per simulare una vita normale.

L’ultimo capitolo si aprì nel febbraio 2016 con l’arrivo di Susanne F., che in poche settimane fu ridotta a uno stato di grave denutrizione. Il 21 aprile 2016, ormai in condizioni critiche, venne caricata su una vecchia Opel Corsa con l’intenzione di riportarla nel suo appartamento per evitare che la sua eventuale morte potesse essere collegata alla casa di Bosseborn. Un guasto meccanico costrinse però la coppia a fermarsi e a chiamare i soccorsi parlando di un improvviso malore. In ospedale i medici notarono immediatamente segni di violenze protratte nel tempo, tra lividi di diversa datazione e tracce compatibili con legature. La segnalazione alle autorità diede avvio a una perquisizione che rivelò prove decisive, tra cui oggetti appartenenti a più donne, documenti coercitivi e file video.

Il processo si svolse presso il tribunale di Paderborn e durò quasi due anni, con decine di udienze e un’enorme mole di atti. Le perizie psichiatriche ebbero un ruolo centrale nel definire le responsabilità, ma alla fine entrambi gli imputati furono ritenuti colpevoli. Nell’ottobre 2018 arrivarono le condanne: tredici anni di reclusione per Angelika, considerata la figura dominante nell’organizzazione delle torture e undici anni per Wilfried, inizialmente accompagnati da misure di sicurezza detentive poi modificate dopo ulteriori valutazioni. Nel 2022 la casa è stata demolita e al suo posto è stata realizzata un’area verde, anche per evitare che diventasse meta di curiosi attratti dalla notorietà del caso.