Carmelo Cinturrino accusato di taglieggiare gli spacciatori della zona: l’agente avrebbe preteso soldi e cocaina da Mansouri.
Milano – L’indagine sulla morte di Abderrahim Mansouri, il pusher di 28 anni ucciso il 26 gennaio durante un controllo nel boschetto di Rogoredo, si arricchisce di dettagli inquietanti che dipingono un quadro di presunta corruzione e taglieggiamenti. Al centro dell’inchiesta coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola c’è l’assistente capo Carmelo Cinturrino, noto nel quartiere Corvetto con lo pseudonimo di “Luca”, ora indagato per omicidio volontario.
Secondo le testimonianze raccolte dai legali della famiglia Mansouri e vagliate dalla Squadra Mobile, Cinturrino – come riporta Il Corriere della Sera – avrebbe gestito la piazza di spaccio con metodi da “vorace taglieggiatore”.
Il poliziotto avrebbe preteso da Mansouri 200 euro in contanti e cinque grammi di cocaina al giorno. La vittima avrebbe confidato ad alcuni conoscenti di aver iniziato a temere per la propria vita dopo aver deciso di respingere tali richieste.
Testimoni riferiscono che l’agente “metteva in fila” i consumatori per spillare loro denaro, arrivando a pretendere anche piccoli importi come nove euro in moneta. Gli investigatori avrebbero riscontrato l’ipotesi di un sistema di “arresti selettivi”. Cinturrino avrebbe tollerato o protetto una famiglia di spacciatori italiani attiva nel palazzo dove la sua compagna lavora come custode, concentrando invece la pressione e le richieste di pizzo sui nordafricani.
L’accusa di omicidio volontario ha trovato riscontri anche negli interrogatori di quattro colleghi dell’indagato, ai quali sono stati contestati il favoreggiamento e l’omissione di soccorso.
Nonostante Cinturrino fosse stato premiato nel 2017 e vantasse un alto numero di arresti (circa 40 solo l’anno scorso a Rogoredo), l’informativa in Procura suggerisce che tale attività potesse essere strumentale a mantenere il controllo sui traffici illeciti della zona. Gli inquirenti stanno ora lavorando per verificare l’attendibilità dei numerosi testi che confermano questo sistema di estorsione sistematica.