La 18enne Martine Diop Bullo replica con dignità: “Non rispondo alla cattiveria con cattiveria, voglio educare chi mi attacca”.
Venezia – Nel pieno delle celebrazioni per il Carnevale 2026, la proclamazione di Martine Diop Bullo come nuova “Maria” è stata accompagnata da un’inattesa ondata di odio. La studentessa 18enne, nata e cresciuta a Mestre da madre veneziana e padre senegalese, è stata travolta da insulti razzisti sui canali social ufficiali del Comune subito dopo l’annuncio della sua vittoria.
L’elezione di Martine, studentessa di Digital Management a Ca’ Foscari scelta tra dodici candidate della Città metropolitana, ha scatenato commenti violenti che mettevano in dubbio la sua “venezianità” e accusavano l’organizzazione di voler forzare l’inclusione a discapito delle tradizioni.
Tra le offese rimosse dall’amministrazione figuravano frasi come “andiamo avanti con la distruzione delle tradizioni” o provocazioni sul colore della pelle. Maria Grazia Bortolato, presidente della “Festa delle Marie”, ha espresso profondo rammarico per l’accaduto, definendo la cattiveria umana “allibente” e ricordando che Martine si è meritata il titolo per la sua intelligenza ed empatia.
Nonostante il dolore per gli attacchi subiti, Martine ha reagito con estrema maturità, dichiarando di volersi focalizzare solo sui tantissimi commenti positivi ricevuti. La reginetta del Carnevale, inoltre, ha sottolineato di non aver mai subito episodi di bullismo a scuola o nella società prima d’ora.
La giovane ha dunque scelto di non cedere alla rabbia per proteggere altre persone fragili che potrebbero trovarsi nella sua situazione, ribadendo con orgoglio la propria identità: “So chi sono e so da dove vengo”. E ha assicurato: “Non rispondo alla cattiveria con cattiveria, voglio educare chi mi attacca”.
La città di Venezia ha risposto compattandosi attorno alla sua reginetta. Lunedì, la presidente del Consiglio comunale Linda Damiano e l’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini incontreranno ufficialmente la giovane per portarle la solidarietà delle istituzioni. La vicenda di Martine diventa così un simbolo di resistenza contro il pregiudizio, dimostrando che nel 2026 il colore della pelle non dovrebbe più essere oggetto di discriminazione, nemmeno nel mondo virtuale dei social media.