Il conto salato di Milano-Cortina sulla spesa pubblica

Infrastrutture e trasporti assorbono la fetta più grande dei fondi. Oltre all’impatto ambientale, c’è il rischio che – una volta spenta la fiaccola olimpica – rimangano solo “cattedrali nel deserto”.

Milano – Mentre gli atleti azzurri hanno infiammato le piste conquistando medaglie su medaglie, i riflettori si accendono sui costi vertiginosi di questa edizione dei Giochi invernali. Secondo l’analisi della “Dataroom” di Milena Gabanelli per Il Corriere della Sera, il bilancio complessivo dell’organizzazione si attesta su una cifra monstre: tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro. Di questi, ben 4 miliardi sono destinati agli investimenti strutturali, mentre 1,7 miliardi coprono i costi operativi del Comitato.

Il peso economico dell’evento ricade in larga parte sulle spalle pubbliche: il 79% dei finanziamenti per le opere strutturali proviene infatti dal Governo, il 7% dalle Regioni, mentre il contributo dei privati si ferma al 14%.

La distribuzione delle spese per le infrastrutture mostra come la priorità sia stata data alla viabilità e al trasporto locale, che hanno assorbito 2,7 miliardi, seguiti dai 1,3 miliardi investiti direttamente nelle sedi olimpiche. Nonostante l’imponenza degli interventi, gli analisti di S&P Global avvertono che, al di là dei miglioramenti stradali, i Giochi olimpici invernali di MIilano-Cortina 2026 difficilmente lasceranno un’eredità economica significativa a lungo termine.

Il gigantismo dei Giochi moderni è alimentato da un mercato dei diritti tv e delle sponsorizzazioni che è letteralmente esploso negli ultimi decenni. Se nel 1948 la Bbc pagava l’equivalente di 70mila dollari odierni per trasmettere le gare di Londra, oggi il Cio incassa oltre 7,7 miliardi di dollari a quadriennio.

Questo flusso di denaro non solo finanzia l’organizzazione, ma gonfia i conti dei campioni più celebri, come la sciatrice freestyle statunitense naturalizzata cinese Eileen Gu, che vanta contratti da 23 milioni l’anno, mentre il Coni premia i nostri ori con un assegno da 180mila euro.

Resta però l’ombra della sostenibilità. Con un impatto ambientale stimato in 2,3 milioni di tonnellate di CO2, i Giochi pesano anche sull’ecosistema alpino, causando la perdita di oltre 5 km quadrati di manto nevoso. Il rischio, già visto in passato con gli impianti abbandonati di Torino 2006, è che una volta spenta la fiaccola rimangano solo “cattedrali nel deserto” dai costi di manutenzione o demolizione insostenibili.