Il corpo privo di vita di Ivan Francescon è stato recuperato nel Brenta. A giugno era stato premiato per aver soccorso una piccola di 10 anni in mare.
Padova – Il corpo senza vita rinvenuto nelle acque del fiume Brenta, a Cadoneghe, appartiene a Ivan Francescon, 52 anni, assistente capo della polizia di Stato. La notizia ha gettato nello sconforto la Questura e l’intera comunità veneta, che lo aveva celebrato solo pochi mesi fa come un eroe nazionale.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, la morte sarebbe riconducibile a un gesto volontario. Francescon, che prestava servizio presso il Reparto Prevenzione Crimine del Veneto, lascia la moglie e un figlio di 18 anni.
Il nome di Ivan Francescon era balzato agli onori della cronaca nel giugno scorso per un atto di straordinario coraggio compiuto a Jesolo. Mentre si trovava in spiaggia con la sua famiglia, l’agente libero dal servizio aveva notato una bambina di 10 anni in grave difficoltà tra le onde.
Senza esitare, si era tuffato sfidando il mare agitato. Insieme ad altri due uomini, aveva formato una catena umana che aveva permesso di riportare a riva la piccola sana e salva. Per questo gesto, era stato premiato ufficialmente dal questore Marco Odorisio e aveva ricevuto il plauso pubblico del governatore Luca Zaia, che lo aveva definito un esempio di altruismo e professionalità.

La scomparsa di Francescon lascia un vuoto incolmabile tra i colleghi del Reparto Prevenzione Crimine, che in queste ore lo ricordano come un uomo dedito al dovere e dotato di una profonda umanità. I social sono stati inondati di messaggi di addio da parte di chi aveva condiviso con lui anni di pattuglia e di servizio sul territorio.