L’ex maratoneta e bersagliere, classe 1939, è deceduto all’ospedale di Cattinara. Fino all’ultimo ha combattuto contro la tesi del suicidio della 63enne triestina.
Trieste – E’ morto all’età di 86 anni Claudio Sterpin, l’uomo che era diventato uno dei volti simbolo della ricerca della verità sulla morte di Liliana Resinovich. Sterpin è deceduto nella notte tra venerdì e sabato presso l’ospedale di Cattinara, dove era ricoverato da lunedì scorso.
Figura poliedrica e instancabile, Sterpin è stato un protagonista assoluto dell’atletica triestina, un ex maratoneta che nella sua vita aveva percorso oltre 200mila chilometri, vincendo gare internazionali. Era l’uomo dei record e delle passioni: fiero della sua divisa da bersagliere, autista per quarant’anni e sportivo capace di tuffarsi in mare a Capodanno o partecipare con ironia al “Tuffo delle Clanfe” ancora l’estate scorsa.
Il suo nome era balzato agli onori delle cronache nazionali in quanto “amico speciale” di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni il 5 gennaio 2022. Claudio fu l’ultima persona a sentire Liliana al telefono la mattina della scomparsa, pochi minuti prima che della donna si perdesse ogni traccia.
Sin dal primo momento, Sterpin si era opposto con forza all’ipotesi del suicidio. “Lilly non si è suicidata”, era il suo mantra, ripetuto davanti agli inquirenti e nelle numerose apparizioni televisive. Con determinazione e lealtà, aveva chiesto la riapertura delle indagini e nuovi accertamenti, sostenendo che Liliana avesse intenzione di iniziare una nuova vita proprio insieme a lui.
La redazione di Quarto Grado, che ne ha seguito da vicino le vicende, lo ha ricordato come un uomo appassionato e combattivo, capace di affrontare con lo stesso spirito le sfide sportive e i drammi della cronaca. Con la sua morte, il caso Resinovich perde uno dei suoi testimoni più accalorati, proprio mentre le indagini sono ancora al centro di accesi confronti peritali.