Riccardo Salvagno ammette l’omicidio dopo un interrogatorio di 5 ore. Il movente legato a un presunto filmato con un’escort trans.
Venezia – Svolta definitiva nell’inchiesta sull’omicidio di Sergiu Tarna, il barman 25enne giustiziato la notte di San Silvestro in un campo di Malcontenta, frazione di Mira. Dopo settimane di rimpalli di responsabilità, mercoledì mattina è arrivata la confessione di Riccardo Salvagno, il vigile urbano di 40 anni finora accusato in concorso con l’amico Andrea Vescovo. Durante un interrogatorio fiume davanti al pm Christian Del Turco, Salvagno ha ammesso di aver impugnato lui la pistola d’ordinanza e di aver premuto il grilletto, mettendo fine al mistero su chi dei due fosse l’esecutore materiale del delitto.
Nonostante l’ammissione, la versione del vigile cerca di attenuare la volontarietà del gesto: la difesa sostiene infatti che il colpo sia partito “quasi per sbaglio” in un momento di estrema frenesia e alterazione psicofisica, negando che si sia trattato di un’esecuzione a sangue freddo.
Salvagno ha inoltre smentito il complice Vescovo, sostenendo che quest’ultimo fosse presente al momento dello sparo, contrariamente a quanto dichiarato dal 38enne di Spinea che aveva tentato di smarcarsi dall’accusa di omicidio parlando di un suo allontanamento preventivo dal luogo del crimine.
Il cuore dell’interrogatorio ha riguardato il torbido movente che ha portato al sequestro e alla morte del giovane moldavo. Salvagno ha confermato di aver agito perché sotto scacco: l’uomo era convinto di essere vittima di un ricatto legato a un video che lo ritraeva in compagnia di un’escort trans, un filmato che avrebbe potuto distruggere la sua carriera nella polizia locale.
Il vigile ha descritto un sottobosco fatto di locali notturni, consumo e spaccio di cocaina (che entrambi gli indagati avrebbero sniffato quella notte) e “personaggi loschi” che lo avrebbero pressato affinché compisse atti illeciti in cambio del silenzio. Sergiu, attirato in una trappola in via Miranese, è morto perché Salvagno era convinto, forse erroneamente, che il ragazzo sapesse chi possedeva quel video.
Mentre le indagini proseguono per verificare l’esistenza reale del filmato e l’identità dei presunti ricattatori, la difesa di Salvagno punta sulla fragilità psicologica dell’agente, parlando di pressioni insopportabili subite negli ultimi mesi. Restano da chiarire anche i rapporti post-delitto tra i due arrestati: se Vescovo parla di minacce di morte estese alla sua famiglia, Salvagno ribadisce invece di avergli chiesto scusa per averlo coinvolto in quel tragico orrore prima di riportarlo a casa.