Cinque persone sono state fermate tra Napoli, Palagiano e Toritto. Bottino stimato vicino al milione di euro.
Taranto – Un’operazione su vasta scala, coordinata dalla Procura ed eseguita dai carabinieri, ha messo fine alla scia di esplosioni che da novembre scuoteva il Sud Italia. Cinque persone sono state fermate tra Napoli, Palagiano e Toritto, accusate di far parte di una pericolosa banda specializzata negli assalti agli ATM con la tecnica della “marmotta”: ordigni artigianali inseriti nelle fessure dei bancomat per sventrarli.
Il modus operandi del gruppo era paramilitare. Dopo aver colpito centri come Montemesola, Mottola e Ginosa, i malviventi coprivano la fuga disseminando l’asfalto di chiodi artigianali a quattro punte per forare gli pneumatici delle gazzelle, come accaduto a una pattuglia dell’Arma. Le fughe avvenivano su auto rubate o con targhe clonate, lanciate a oltre 200 km/h per seminare gli inseguitori, prima di essere incendiate o svuotate con estintori per cancellare ogni traccia biologica.
Le indagini, basate su intercettazioni e analisi di migliaia di ore di video, hanno svelato una rete che andava ben oltre la Puglia. La banda avrebbe colpito anche in Basilicata, Calabria, Campania e Lazio, prendendo di mira istituti di credito e uffici postali nelle province di Cosenza, Caserta, Frosinone e Salerno. Il bottino accertato per i colpi pugliesi supera i 200mila euro, ma gli investigatori stimano che il volume d’affari complessivo della banda sfiori il milione di euro.
L’operazione ha visto in campo oltre 100 carabinieri, supportati da elicotteri e reparti d’élite per interventi ad alto rischio (API e SOS). Durante i fermi sono stati sequestrati 35mila euro in contanti e oltre un etto di cocaina. Per i cinque indagati si sono aperte le porte delle carceri di Taranto, Bari e Poggioreale, ponendo fine a un’escalation di violenza che metteva a serio rischio l’incolumità dei cittadini residenti vicino agli sportelli fatti saltare in aria.