All’ex marito è stato negato l’affidamento condiviso della meticcia: “Gli animali non possono essere equiparati ai figli”.
Vigevano – Dopo anni di vita insieme, cure condivise e un legame profondo, per la legge Lola non è un membro della famiglia, ma un oggetto. È questo il cuore della amara vicenda che vede protagonista una meticcia di 9 anni, al centro di una battaglia legale tra due ex coniugi. Come riportato da Il Corriere della Sera, il Tribunale di Pavia ha messo la parola fine (per ora) alle speranze dell’ex marito di poter continuare a vedere la sua cagnolina: Lola resterà esclusivamente con l’ex moglie e la figlia minore.
La separazione, avvenuta nel 2023, aveva visto la donna impedire all’uomo ogni contatto con l’animale, forte del fatto che il microchip fosse intestato a lei. L’ex marito, difeso dall’avvocato Andrea La Russa, aveva presentato ricorso chiedendo un regime di visite e una gestione condivisa, sottolineando anche l’età avanzata della cagnolina. Ma il giudice Simona Canterbi è stata irremovibile, rigettando la richiesta con motivazioni che riaprono il dibattito etico sul vuoto normativo italiano: gli animali domestici, ad oggi, sono considerati “beni mobili” e seguono le rigide regole del possesso.
“Non possono essere equiparati ai figli“, si legge in sintesi nell’ordinanza dello scorso novembre, confermata dopo l’udienza di fine gennaio. Nonostante la sensibilità sociale sia cambiata e gli animali siano ormai considerati esseri senzienti, nelle aule di tribunale prevale ancora la fredda logica della proprietà. Per l’ex marito, al momento, non c’è possibilità di incontrare Lola, in attesa che la causa civile di merito faccia il suo corso. Una sentenza che lascia l’amaro in bocca a chiunque consideri il proprio cane qualcosa di più di un semplice “mobile” di casa.