Strage di migranti durante il ciclone Harry: potrebbero essere mille i dispersi

Dei ventinove barchini partiti dalla Tunisia, solo due sono arrivati a destinazione. Gli attivisti denunciano il silenzio di Italia e Malta.

Roma – Una strage silenziosa si sta consumando nel Mediterraneo centrale. Mentre la Guardia costiera parla di 380 dispersi, le organizzazioni umanitarie lanciano l’allarme su numeri molto più drammatici: almeno mille persone potrebbero aver perso la vita nei giorni del ciclone Harry, inghiottite dalle onde dopo essere partite dalle coste tunisine.

Gli attivisti di Refugees in Libya hanno ricostruito un quadro agghiacciante attraverso le testimonianze raccolte su entrambe le sponde del mare. Ventinove imbarcazioni, prevalentemente in ferro e soprannominate “bare galleggianti” per la loro fragilità, hanno sfidato la tempesta. Di queste, soltanto una è riuscita ad approdare a Lampedusa, portando con sé il dolore per la morte di due gemelline di circa un anno e di un ragazzo deceduto subito dopo lo sbarco. Un’altra barca è tornata indietro, con i naufraghi in stato di shock recuperati tra gli uliveti presso Sfax. Tutte le altre risultano disperse.

La distribuzione delle partenze copre diversi tratti della costa: cinque barconi spinti in mare da un singolo trafficante noto come Mohamed “Mauritania”, ciascuno con oltre cinquanta persone a bordo; dieci imbarcazioni dai primi chilometri costieri; sette dal tratto del chilometro 30 e altrettante dalle zone successive.

Le autorità maltesi hanno recuperato circa dodici salme, mentre la Ocean Viking di Sos Méditerranée ha riportato a terra il corpo di una donna per garantirle una sepoltura dignitosa a Siracusa. “Dietro ogni numero c’è una persona con un nome e una storia”, hanno sottolineato dall’equipaggio della nave umanitaria.

Un elemento ricorrente nelle testimonianze riguarda la fretta con cui i trafficanti hanno organizzato le partenze, subito dopo alcuni blitz della polizia tunisina negli accampamenti informali di Sfax. Persone in attesa da mesi sono state improvvisamente sollecitate a imbarcarsi, nonostante le condizioni meteorologiche proibitive.

Sulla sponda africana, intanto, continuano le ricerche disperate di notizie.

Mediterranea Saving Humans non risparmia critiche ai governi italiano e maltese. “Il silenzio e l’inazione sono agghiaccianti”, denuncia Laura Marmorale dell’organizzazione. “Queste morti dimostrano il fallimento delle politiche migratorie e degli accordi con Libia e Tunisia, ma nessuno vuole parlarne”.

Refugees in Libya chiede un intervento immediato: “Servono operazioni di ricerca serie, bisogna restituire i corpi alle famiglie e dare un’identità alle vittime. Non possiamo assistere solo a una mancanza di informazioni, ma anche a una totale assenza di soccorso”.