Dall’Arcidiocesi arriva l’ufficialità: il sacerdote da mezzo milione di follower abbandona ogni incarico pastorale. Ma non i social…
Milano – Il volto più celebre della Chiesa 2.0 ha deciso di cambiare vita: Don Alberto Ravagnani non è più un sacerdote. La notizia, che ha il sapore di un terremoto mediatico, è stata ufficializzata dall’Arcidiocesi del capoluogo lombardo con una nota che non lascia spazio a dubbi: il 32enne sospende il ministero presbiterale e abbandona ogni incarico pastorale. Da oggi, il Don che parlava ai ragazzi tramite reel e video su YouTube torna a essere, per lo Stato e per la Chiesa, semplicemente Alberto.
Per anni è stato il punto di riferimento di una generazione che in parrocchia non ci metteva piede, ma che pendeva dalle sue labbra su Instagram e YouTube, dove conta una community vastissima. Con il suo stile diretto e lontano dai vecchi codici ecclesiastici, Ravagnani aveva trasformato il Vangelo in un contenuto virale, diventando il leader indiscusso della “Chiesa social”.
Proprio mentre la Curia diffondeva il comunicato del suo addio, Alberto postava sui suoi profili la promozione del suo ultimo libro, significativamente intitolato “La scelta”. Un tempismo perfetto che profuma di strategia comunicativa o, forse, di una liberazione cercata da tempo.
In uno dei suoi ultimi video, l’ormai ex sacerdote ripercorre le tappe di una vita vissuta sotto i riflettori: il seminario, il sogno di una Chiesa “diversa” e, infine, la decisione di togliere il colletto bianco. “La scelta più importante è quella che non abbiamo ancora fatto”, scrive sibillino ai suoi seguaci, lasciando intendere che il suo cammino non finisce qui, ma cambia solo direzione.
Protagonista del primo Giubileo dei missionari digitali e influencer cattolici solo pochi mesi fa, Ravagnani è stato amato e criticato proprio per quel suo modo poco convenzionale di fare il prete. Ora, a 32 anni, il ragazzo che ha portato Dio sui social network chiude un capitolo per scriverne uno tutto nuovo, lontano dall’altare ma sempre, c’è da scommetterci, davanti a una videocamera.
Intanto la Rete commenta e si interroga. Se per molti fedeli “digitali” la sua è stata una testimonianza coraggiosa e moderna, per i critici più feroci il confine tra fede e business era stato superato già da tempo, specialmente dopo le polemiche per le sponsorizzazioni di integratori e le foto in palestra che poco avevano a che spartire con la tonaca.
C’è chi lo accusa di aver preferito i like ai sacramenti e chi, tra i commenti più amari, sussurra che “una volta assaggiati il grano e la fama, i precetti passano in secondo piano”. Ma la domanda che corre tra i post è solo una: è stato Alberto a lasciare la Chiesa o è stata la Chiesa a spingere fuori un prete troppo “ingombrante”?.