La ministra del Turismo propone di rivedere il calendario per favorire i viaggi fuori stagione. Valditara frena. Opposizioni e sindacati critici.
Milano – Durante il Forum internazionale del turismo svoltosi a Milano, la ministra Daniela Santanchè ha lanciato una proposta destinata a far discutere: riorganizzare i periodi di pausa dalle lezioni per permettere alle famiglie italiane di viaggiare anche lontano dai picchi estivi e natalizi.
Secondo la responsabile del dicastero del Turismo, l’attuale sistema italiano concentra troppo le interruzioni didattiche in due momenti specifici dell’anno, diversamente da quanto accade in molte nazioni del continente dove le soste sono maggiormente frammentate. L’obiettivo dichiarato sarebbe duplice: da un lato ridurre il sovraffollamento turistico durante luglio e agosto, dall’altro offrire opportunità di viaggio più accessibili economicamente.
“Serve un allineamento graduale che ci avvicini a modelli più moderni e flessibili”, ha affermato Santanchè, sottolineando come questa trasformazione faciliterebbe gli spostamenti delle famiglie verso destinazioni turistiche nazionali anche durante i mesi tradizionalmente meno gettonati.
La ministra ha dichiarato di aver avviato un confronto con il collega Giuseppe Valditara, responsabile del comparto educativo. Tuttavia, dalla sede di Viale Trastevere è arrivata immediata una precisazione: attualmente non esiste alcun piano allo studio per modificare l’organizzazione dell’anno scolastico. “Non c’è alcuna proposta concreta” e qualsiasi valutazione verrebbe eventualmente fatta “al momento opportuno”.
I numeri confermano che gli studenti del nostro Paese trascorrono effettivamente molte giornate tra i banchi rispetto alla media europea, con le vacanze estive che si protraggono per circa tredici settimane. Il punto è che, esclusi i periodi natalizi e quello lungo di metà anno, le altre interruzioni sono piuttosto scarse.
Alcune regioni hanno già sperimentato formule alternative: l’Emilia-Romagna, ad esempio, ha testato un sistema con soste intermedie più ampie, estendendo però le attività didattiche fino agli ultimi giorni di giugno.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi-Sinistra ha evidenziato un problema pratico: ridurre la pausa estiva significherebbe mantenere ragazzi e insegnanti nelle aule durante periodi in cui le temperature superano abbondantemente i 30 gradi, soprattutto nelle regioni meridionali e centrali dove gli edifici scolastici raramente dispongono di sistemi di climatizzazione adeguati.
Dal Movimento 5 Stelle è arrivata una bocciatura netta: con strutture fatiscenti, retribuzioni inadeguate per il personale e difficoltà nell’apprendimento, l’ultimo dei problemi della scuola italiana sarebbe riorganizzare le vacanze per esigenze turistiche.
Anche il sindacato Anief, tramite il presidente Marcello Pacifico, ha espresso riserve pur riconoscendo che un ripensamento potrebbe avere senso, ma per ragioni completamente diverse: “Alla luce del cambiamento climatico e considerando le condizioni delle nostre infrastrutture scolastiche”, servirebbero edifici attrezzati per temperature estreme. In loro assenza, prosegue Pacifico, “bisogna iniziare le lezioni più tardi e finirle in anticipo recuperando durante l’anno”, perché “rimanere aperti d’estate è impensabile”.