La Procura di Bari chiede l’archiviazione per suicidio, ma i genitori della 27enne di Triggiano trovata impiccata sulla nave da crociera si oppongono.
Bari – La verità su cosa sia accaduto nella cabina 81806 della nave da crociera Disney Fantasy la notte del 27 settembre 2023 divide ancora investigatori e famiglia. Da una parte la Procura di Bari, convinta che Gessica Disertore, 27 anni di Triggiano, si sia tolta la vita in un momento di crisi acuta. Dall’altra i genitori della ragazza, che da sedici mesi rifiutano questa versione e chiedono che le indagini proseguano.
Il caso è arrivato davanti al Gip, chiamato a decidere se accogliere la richiesta di archiviazione firmata dal procuratore Roberto Rossi. Ma il magistrato ha preferito prendersi tempo, rinviando l’udienza per esaminare più approfonditamente tutti gli elementi raccolti.
La ricostruzione degli inquirenti si basa su un intreccio di dati tecnologici e testimonianze che dipingono le ultime ore di Gessica con precisione quasi cinematografica. Le videocamere di sorveglianza della nave la immortalano nella notte tra il 26 e il 27 settembre mentre balla, chiacchiera, sorride. È in compagnia di altre persone dell’equipaggio, tra cui un ufficiale con cui la giovane chef aveva una relazione sentimentale.
Ma l’atmosfera cambia rapidamente. Le stesse telecamere catturano il momento in cui il comportamento di Gessica si trasforma: diventa pensierosa, evidentemente turbata. Il motivo, secondo l’accusa, sarebbe il comportamento dell’ufficiale che quella sera avrebbe preferito la compagnia di un’altra donna, allontanandosi con lei verso la propria cabina.
Per Gessica è uno choc. Prova a contattarlo via messaggio, ma non ottiene risposta. Decide allora di andare direttamente da lui. Le telecamere del corridoio registrano la scena: la ragazza bussa alla porta quattro volte, tra un tentativo e l’altro accosta l’orecchio allo stipite cercando di captare rumori dall’interno. Ma dall’altra parte nessuno apre. Alla fine si allontana.
Sono le 2.21 quando il badge elettronico della cabina 81806 registra l’ultima chiusura della serratura. Gessica è rientrata nella stanza che condivide con un’altra dipendente. Prima di entrare invia un ultimo messaggio al fratello: “Tutto bene”. Tre ore e quattordici minuti dopo, alle 5.35, il badge registra la successiva apertura: è la compagna di stanza che torna dal turno di lavoro e trova Gessica impiccata a una mensola.

Per la Procura questi dati tecnologici sono la chiave di tutto. Gli investigatori hanno incrociato le registrazioni delle videocamere con i movimenti tracciati dai badge elettronici e sono arrivati a una conclusione: nessuno, oltre a Gessica, è entrato in quella cabina nelle ore cruciali. Le telecamere nei corridoi limitrofi non mostrano passaggi sospetti. La serratura elettronica ha registrato solo due movimenti: l’ingresso di Gessica alle 2.21 e quello della compagna alle 5.35.
L’ispezione effettuata nel giugno 2025 sulla nave, mentre era attraccata a Civitavecchia, ha inoltre escluso accessi alternativi attraverso balconi o oblò. Per gli inquirenti il quadro è chiaro: Gessica ha agito da sola.
La tesi accusatoria parla di “un improvviso crollo psicotico, probabilmente collegato alla vita stressante di un lavoratore a bordo, innestato sul tradimento del fidanzato”. Lavorare su una nave da crociera significa turni massacranti, spazi ridottissimi, lontananza dagli affetti, pressione continua. A questo si sarebbe aggiunto il trauma emotivo di quella sera.
Nel telefono di Gessica gli inquirenti hanno trovato i messaggi che si scambiava con l’ufficiale, tracce di una storia nata e vissuta in mezzo all’oceano. Hanno identificato il giovane e lo hanno rintracciato nelle registrazioni video di quella notte. Ma “non sono emerse evidenze sull’eventualità che qualcuno volesse fare del male alla giovane chef”, si legge nella richiesta di archiviazione.

Eppure i familiari di Gessica non credono a questa ricostruzione. Per loro la figlia era “contenta del suo lavoro, dell’esperienza che stava facendo sulla nave, del tempo libero che aveva a disposizione”. I messaggi che inviava nelle ore precedenti sembravano confermare serenità e benessere. Le testimonianze di amici e colleghi la descrivevano come “una persona solare, piena di vita, con un ottimo rapporto con la famiglia d’origine e con i compagni di lavoro”.
Come può una ragazza così, si chiedono i genitori, essersi tolta la vita? Come può un momento di gelosia, per quanto doloroso, aver causato un gesto tanto estremo? Per questo si oppongono all’archiviazione e chiedono che si continui a indagare.
Il Giudice per le indagini preliminari ora dovrà valutare tutti gli elementi: da una parte i dati tecnologici che sembrano escludere l’intervento di terzi, dall’altra i dubbi legittimi di una famiglia devastata dal dolore.