Lo stop alla nomina del super‑commissario delle strade

Il veto di FdI blocca l’investitura dell’ad di Anas. La Lega insorge, mentre sul tavolo resta il progetto di accentramento dei cantieri e lo scorporo di Anas da FS.

Sembrava tutto definito: nella riunione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio sarebbe dovuta arrivare la ratifica della nomina di Claudio Andrea Gemme a commissario unico per le opere stradali. Un incarico che avrebbe cancellato l’attuale sistema dei 13 commissari, concentrando in un’unica figura la gestione dei cantieri più delicati, in particolare quelli legati alle Olimpiadi Milano‑Cortina.

Ma la designazione si è arenata all’ultimo minuto. Secondo fonti di maggioranza, Fratelli d’Italia avrebbe posto un veto politico sul nome dell’amministratore delegato di Anas, provocando la reazione furiosa di Matteo Salvini e della Lega.

Il ministro delle Infrastrutture aveva puntato su Gemme già da mesi. Dopo avergli affidato la supervisione del cantiere per l’ammodernamento dell’A2, Salvini lo aveva individuato come la figura in grado di sbloccare un dossier che coinvolge due regioni cruciali per il Carroccio, Lombardia e Veneto. Gemme conosce bene i ritardi e gli ostacoli burocratici che frenano diversi interventi strategici per i Giochi invernali, anche perché Anas è soggetto attuatore di molte delle opere in questione. L’idea del Mit era chiara: affidargli la regia dei 93 cantieri oggi distribuiti tra i vari commissari. Ma la resistenza dei meloniani ha fatto saltare il piano.

Claudio Andrea Gemme, genovese, laureato in Scienze Economiche e Politiche, è un manager con una lunga carriera nell’industria pubblica e para‑pubblica. Entrato in Finmeccanica nel 1973, ha scalato i vertici di Ansaldo Sistemi Industriali fino a diventarne direttore generale e poi presidente e amministratore delegato. Ha guidato Fincantieri Sistemi Integrati e Fincantieri Infrastructure, è stato nel cda di Sogei e di Anas, di cui è stato presidente dal 2018 al 2021. In quegli anni ha seguito da vicino anche la ricostruzione post‑ponte Morandi. Da marzo 2025 è tornato alla guida di Anas come amministratore delegato.

Il ruolo di commissario unico gli avrebbe garantito poteri molto ampi: coordinamento dei cantieri statali, provinciali e regionali, capacità di intervenire sulle procedure, controllo dei tempi e dei costi, fino ai sopralluoghi operativi. Una figura centrale, pensata per velocizzare l’esecuzione delle opere e ridurre la frammentazione decisionale. In sostanza, un unico referente tra governo, ministeri e territori.

Secondo indiscrezioni riportate da la Repubblica, la partita sulla nomina si inserisce in un progetto politico più vasto. Salvini punta da tempo a completare lo scorporo di Anas dal gruppo Ferrovie dello Stato, riportandola sotto la diretta competenza del ministero dell’Economia. Nel disegno del Carroccio, Anas diventerebbe la stazione appaltante di riferimento anche per le strade provinciali e regionali, consentendo alle province di utilizzare più facilmente i fondi statali che oggi, in molti casi, tornano indietro per mancanza di capacità amministrativa.

Il veto su Gemme, dunque, non è solo una questione di nomi, ma il segnale di un braccio di ferro interno alla maggioranza su chi controllerà la macchina delle infrastrutture nei prossimi anni. E la partita, dopo lo stop in Cdm, è tutt’altro che chiusa.