Rogo di Crans-Montana, fuori pericolo uno dei ragazzi feriti

Il recupero sarà lungo, serviranno anni di cure con percorsi a più fasi e, per i casi più gravi, interventi periodici per tutta la vita.

Milano – Restano gravissime le condizioni di molti dei ragazzi ricoverati al Niguarda dopo il rogo di Capodanno nel locale Constellation di Crans-Montana. A fare il punto è stato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, che ha parlato di un quadro clinico complesso e di una battaglia lunga e difficile. Uno di loro, però, fortunatamente è fuori pericolo.

“Ci sono due o tre situazioni molto migliorate – ha spiegato Bertolaso in un punto stampa a 12 giorni dal terribile incendio e due ragazzi potrebbero essere trasferiti nei prossimi giorni in altre strutture. Uno di loro è quello messo meglio: si muove e riesce a spostarsi, possiamo dire che è fuori pericolo, ma ha ancora bisogno di cure e medicazioni continue”.

Per gli altri nove giovani, però, la situazione resta critica, con diversi livelli di gravità. “Non siamo pessimisti su nessuno – ha aggiunto – ma la lotta è estremamente dura e richiederà tempi lunghi, prima in rianimazione e poi al Centro ustioni.

Particolarmente preoccupanti le condizioni di Leonardo Bove, il sedicenne trasferito da Zurigo a Milano. “È stato effettuato il primo check – ha riferito l’assessore – e le sue condizioni sono estremamente critiche”. Leonardo era uno dei due ragazzi inizialmente dati per dispersi nel rogo di Crans-Montana, insieme a Kean: oggi sono entrambi ricoverati in terapia intensiva, intubati e sedati. “Sono molto gravi e non possono rispondere alle sollecitazioni”, ha sottolineato Bertolaso.

Nel complesso, sette ragazzi si trovano in rianimazione intubati, mentre cinque sono ricoverati al Centro ustioni. Per un paio di loro si spera in una possibile estubazione nei prossimi giorni, ma per altri tre o quattro il percorso di cura sarà lungo e complicato.

Per il recupero, stimano i medici, ci vorranno anni. La cura, infatti, avviene in step diversi, con il coinvolgimento di equipe multidisciplinari. Per i più gravi saranno necessari interventi ogni 12 mesi per tutta la vita.

È l’apparato respiratorio, in particolare, a rappresentare la sfida più difficile. “Il problema maggiore non sono solo le ustioni, che sono importanti e diffuse – ha spiegato Bertolaso – ma le condizioni polmonari. Tutti questi ragazzi hanno respirato sostanze altamente tossiche che stanno causando infezioni e complicazioni molto difficili da fronteggiare“.

“Li stiamo curando come fossero nostri figli”, ha concluso l’assessore, ringraziando il personale sanitario per l’impegno, la competenza e la dedizione. La strada resta in salita, ma l’obiettivo è uno solo: salvare tutti.