Trasporto pubblico anno zero

Gli investimenti per le grandi opere “impossibili” rischiano di ridurre al lumicino l’incremento dei mezzi di trasporto in uso a studenti e lavoratori.

Il trasporto pubblico in caduta libera. Ogni anno, puntuale come un orologio svizzero, Legambiente, una delle più conosciute associazioni ambientaliste nazionali, presenta il suo report sul trasporto ferroviario regionale e locale, pendolarismo e mobilità urbana. Ebbene, anche quest’anno, è un vero e proprio “cahier de doléance”.

Le note dolenti emerse sono le solite: sottofinanziamento, degrado, ritardi e sovraffollamento, con una disparità tra Nord e Sud e tra grandi opere e servizi essenziali, denunciando scelte di investimento che privilegiano grandi progetti (come il Ponte sullo Stretto) a scapito delle esigenze quotidiane di milioni di pendolari che usano treni, metropolitane e tram. 

Ed è proprio il progetto del Ponte sullo Stretto, il punto più alto di criticità e di contraddizione: 15 miliardi di euro per una distanza di 3,3 km nella parte sospesa tra le due torri, la più lunga al mondo, ma la lunghezza totale dell’opera, inclusi i raccordi, è di circa 3,66 km, con un impalcato che ospiterà 6 corsie stradali e 2 ferroviarie. Con soli 5 miliardi, 1/3 dell’investimento, si potrebbero realizzare 250 km di nuove linee tranviarie in 11 città.

Invece sul trasporto pubblico continuano ad abbattersi feroci tagli, con 185 treni regionali in meno per essere passati a miglior vita e non sostituiti da nuovi. Sono i dati del 20mo rapporto, presentato il 17 dicembre scorso presso la Stazione Termini di Roma. Le conseguenze più gravi, come al solito, ricadono su lavoratori e studenti. I fenomeni meteorologici rari e intensi, quali ondate di calore, siccità, alluvioni, tempeste, incendi, esacerbatisi nel 2025, hanno peggiorato il già fosco quadro per chi è costretto a spostarsi tutti i santi giorni che Dio manda in terra per motivi di lavoro o di studio.

Il problema è proprio questo: vince la miope politica delle grandi opere ed eventi, mentre la mobilità urbana peggiora sempre di più! Lo scenario è, purtroppo, noto: autostrade a traffico limitato, superstrade in deficit, mentre grandi opere producono effetti negativi o, nella migliore delle ipotesi, dubbiosi, per cui, attuando il principio di precauzione ci si dovrebbe cautelare e non insistere in progetti insicuri. Gli investimenti dirottati, invece, su ferrovie regionali, tranvie e metropolitane produrrebbero giovamento alla salute dei cittadini, all’ambiente e all’economia del territorio interessato.

Mezzi pubblici sempre più vecchi e malfunzionanti

Secondo Legambiente i costi del mastodontico Ponte sullo Stretto di Messina, sono già lievitati a 14,7 miliardi di euro con effetti negativi sull’ambiente per il delicato equilibrio ecologico, per una presenza di una falda sismica attiva e per la complessità dei problemi tecnici connessi direttamente al suolo o al sottosuolo. Inoltre il mancato visto della Corte dei Conti ha evidenziato molti interrogativi sull’aspetto economico e sul rispetto delle direttive ambientali europee.

Un altro aspetto critico è rappresentato dalle insufficienti metropolitane rispetto ad altre città europee. Infine l’annoso ritardo dei cantieri, con sospensione o riprogettazione dei progetti che causano incompletezza delle opere e disfunzionalità. Tra le rare notizie positive sono da registrare l’età media dei treni regionali scesa a 14,7 anni e il lieve aumento dei viaggiatori giornalieri. Alla fine della giostra, tuttavia, si persevera sempre nello stesso atteggiamento: magniloquenza degli investimenti, esaltati con una retorica speciosa e stucchevole sempre per favorire i soliti noti, le consorterie politico-affaristche.

Mentre i poveri cristi sono costretti a salire su treni che, in queste condizioni, possono pure deragliare nell’indifferenza generale.