Il Mit scarica la responsabilità sulla Consulta: “Vanificato il nostro tentativo di bloccare i rincari”.
Il nuovo anno porta con sé il tradizionale rincaro dei pedaggi autostradali. Da oggi, primo gennaio 2026, le tariffe aumenteranno dell’1,5%, l’equivalente dell’inflazione programmata per l’anno in corso. Una decisione che il ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini ha cercato di evitare, ma che alla fine è stata imposta da una serie di pronunciamenti istituzionali che hanno legato le mani al governo.
Secondo quanto comunicato dal Mit, il tentativo di congelare le tariffe fino all’approvazione dei nuovi piani economico-finanziari delle società concessionarie è stato “vanificato” da una sentenza della Corte Costituzionale. La pronuncia ha di fatto impedito all’esecutivo di intervenire sul meccanismo di adeguamento automatico, lasciando spazio all’Autorità di regolazione dei trasporti per fissare l’incremento in base all’inflazione prevista.
A questo punto, sottolinea il ministero in una nota ufficiale, “non può più intervenire” sulla questione. Una presa di distanza netta, che sposta la responsabilità dell’aumento su altri soggetti istituzionali e che certifica l’impossibilità politica di mantenere una promessa che era stata più volte ventilata nei mesi scorsi.
L’adeguamento riguarda tutte le società concessionarie autostradali che attualmente stanno aggiornando i propri piani economico-finanziari. In pratica, la maggior parte della rete a pedaggio italiana. L’incremento dell’1,5% si applicherà uniformemente, con un impatto diretto sulle tasche di milioni di automobilisti e sulle imprese di autotrasporto, già alle prese con costi energetici e logistici in crescita.
Per una famiglia che percorre abitualmente tratte autostradali, l’aumento può tradursi in decine di euro aggiuntivi all’anno. Per le aziende di logistica, il conto sarà ben più salato e rischia di riflettersi sui prezzi finali dei prodotti trasportati.
Anche se giustificato dall’inflazione e deciso da organi indipendenti, l’aumento dei pedaggi resta un tema politicamente delicato. Il governo aveva provato a evitarlo per non caricare ulteriormente il bilancio delle famiglie in un periodo di costi già elevati. Ma la Corte Costituzionale ha ricordato che il rispetto degli equilibri economico-finanziari delle concessioni non può essere ignorato, nemmeno per ragioni di consenso.
Risultato: da oggi si pagherà di più. E la responsabilità, almeno secondo il Mit, non è del governo.