I poveri passano a miglior vita prima dei ricchi

Lo afferma uno studio statunitense ma l’assunto era ovvio. Chi ha soldi in più può permettersi una vita più serena e protetta mentre gli indigenti, sempre più numerosi, debbono arrangiarsi.

Gli anziani poveri muoiono prima di quelli ricchi! Una notizia riportata dall’Ansa, l’agenzia nazionale stampa, sempre puntuale nel registrare fatti in tempo reale, ha suscitato prima sconcerto e poi ironia. A prima vista è sembrata una delle tante boutade care a Massimo Catalano, noto musicista e umorista, celebre per le sue “perle di saggezza dell’ovvio” che dispensava nel salotto televisivo “Quelli della notte”, trasmissione cult degli anni ’80 del secolo scorso.

La più iconica fu “è meglio sposare una donna ricca, bella e intelligente che una donna brutta, povera e stupida“. La notizia diffusa dall’Ansa recitava pressappoco così “Gli anziani a basso reddito muoiono prima di quelli a reddito alto”. Ma va là e noi che pensavamo il contrario. Qualunque cittadino della strada avrebbe avuto questa folgorazione! Un aspetto caratteristico delle ricerche socioeconomiche degli ultimi tempi è la tendenza a dimostrare coi numeri l’ovvio e/o il luogo comune.

Sarà pure interessante ma se il risultato si conosce in partenza che senso ha industriarsi per conoscere ciò che si percepisce di primo acchito? Misteri della Scienza! Comunque stiano le cose lo studio è stato curato dal “National Council on Aging (Ncoa)” e dal LeadingAge Ltss Center dell’Università del Massachusetts, USA, per valutare quanto incidono le condizioni socio-economiche negative sugli over 60 statunitensi coinvolti nella ricerca nazionale su salute e pensione. La mirabolante scoperta è stata che gli anziani poveri muoiono fino a nove anni prima di quelli benestanti.

Il 20% più indigente della popolazione con un reddito medio inferiore ai 20 mila dollari annui, abbandona questa magra vita con un rapporto quasi doppio rispetto a quelli con un reddito medio annuo pari o superiore ai 120 mila dollari. Il tasso di mortalità degli appartenenti alla classe degli figati è stato del 21%, mentre per i danarosi solo (si fa per dire) del 10,7. Ora pure un bambino sa che uno stipendio consistente permette una casa più grande, più comoda e sicura, la possibilità di curarsi meglio e la possibilità di vivere in serenità.

Gli anziani ricchi sarebbero più longevi

Mentre i meno abbienti vivono in case fatiscenti ed hanno poche possibilità di scelta. Il deficit socio-economico può produrre vari danni, dalle malattie neurovegetative a quelle cardiovascolari ed oncologiche. In questo particolare momento storico il fenomeno è più grave dei tempi passati, a causa della crescita del divario reddituale.

Nel nostro Paese la povertà assoluta – definita dall’ISTAT come l’incapacità di permettersi i beni e servizi essenziali, quali cibo, casa, sanità, istruzione, per uno standard di vita minimo accettabile – è in forte crescita, avendo raggiunto la spaventosa cifra di 1 milione circa di over 65. Inoltre una sanità pubblica in caduta libera, che sta perdendo il suo ruolo centrale nel nostro modello di welfare state, incide non poco sull’aspettativa di vita di chi occupa una posizione economica sfavorevole.

Questo accade malgrado il Belpaese sia considerato tra i Paesi più longevi al mondo. Secondo la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), un servizio sanitario carente in confronto alla crescita della privatizzazione, spinge nel baratro chi è in condizioni insoddisfacenti. Per forza di cose l’aspettativa di vita non può che ridursi ai minimi termini. Oltre al danno, la beffa. Tuttavia le scelte politiche dovrebbero essere mirate a salvaguardare la salute collettiva, rispettando il dettato costituzionale. Ogni decisione politica riguarda la vita della collettività, ma le istituzioni sembrano sorde ai richiami della popolazione.    

La foto in evidenza è di GUIDO MONTANI