Il governo punta su sgravi fiscali per gli affitti e maggiori garanzie sui mutui prima casa. Servono 15 miliardi, risorse da fondi Ue e revisione Pnrr.
Roma – Il governo Meloni accelera sul Piano casa con un focus specifico sulle giovani coppie e le famiglie in difficoltà economica. L’annuncio della premier dal Meeting di Rimini delinea una strategia che riserva la corsia preferenziale agli under 36 e ai redditi bassi, integrando un disegno più ampio che abbraccia nuove costruzioni, recupero del patrimonio esistente e soluzioni innovative come il co-housing.
Il quadro normativo esiste già: i progetti pilota sono stati avviati con la manovra 2024, anche se i 100 milioni inizialmente stanziati rimangono ancora bloccati. L’ultima legge di bilancio ha aggiunto altre risorse per complessivi 560 milioni, destinate proprio al lancio effettivo del Piano casa.
La strategia condivisa tra Meloni e Salvini
L’aggiornamento del Piano è stato definito in collaborazione tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che dal Mit detiene anche la delega alle politiche abitative. Gli uffici di Palazzo Chigi e del ministero delle Infrastrutture stanno lavorando congiuntamente per mettere a punto le misure concrete.

Il titolo “casa e famiglia” si tradurrà in due direttrici principali: sgravi fiscali per gli affitti e maggiori incentivi per i mutui destinati all’acquisto della prima casa. Una strategia che risponde a un’emergenza abitativa sempre più pressante, come dimostrano i dati dell’Ance: la spesa per gli affitti equivale a quasi metà del reddito disponibile, percentuale che sale ulteriormente per le fasce meno abbienti.
L’insostenibilità dei costi abitativi
I numeri fotografano una situazione drammatica per milioni di famiglie italiane. Nelle grandi città, l’impegno economico per l’acquisto di una casa è diventato insostenibile per dieci milioni di famiglie con un reddito disponibile fino a 24.000 euro annui. Il mutuo arriva a dimezzare le disponibilità economiche, con perdite che superano i due terzi per i redditi più bassi.
Per questo il governo intende potenziare il Fondo per le garanzie pubbliche sui mutui per la prima casa, uno strumento che sta già mostrando segnali di crescita. Nei primi sei mesi del 2025, i mutui erogati con questa garanzia sono stati oltre 38.000, registrando un incremento del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un valore complessivo di 4,8 miliardi di euro.
Il nodo delle risorse finanziarie
La questione più delicata rimane quella delle coperture economiche. L’esecutivo punta a dare un primo segnale con la prossima manovra di bilancio ma l’esito dipenderà dalle entrate che si riusciranno a recuperare nelle prossime settimane. I finanziamenti dovranno necessariamente essere spalmati su più anni, considerando che il fabbisogno complessivo del Piano casa richiederà diversi miliardi.

Secondo le stime dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), serviranno almeno 15 miliardi di euro. Una cifra che ha spinto il governo a valutare diverse opzioni di finanziamento: dalla riprogrammazione dei fondi strutturali europei al nuovo bilancio dell’Unione Europea, passando per il Fondo sociale per il clima.
Un primo intervento più immediato potrebbe arrivare dalla revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con l’obiettivo di destinare maggiori risorse alle garanzie statali sui mutui.
Edilizia popolare e strumenti finanziari innovativi
Il Piano prevede anche incentivi specifici per le ristrutturazioni e l’efficientamento energetico dell’edilizia popolare, settore in cui l’Italia registra un preoccupante ritardo. Solo il 3,8% delle famiglie italiane vive in abitazioni di edilizia sociale pubblica, una quota nettamente inferiore rispetto alla media di molti Paesi europei.
Per colmare questa lacuna, il governo sta valutando il ricorso a strumenti finanziari gestiti da Cassa depositi e prestiti, fondazioni bancarie e Casse di previdenza. Tuttavia, la priorità assoluta rimane il sostegno alle giovani coppie, considerate il target principale di questa nuova fase delle politiche abitative.