Cancellate le condanne di primo grado: “Il fatto non sussiste”. L’ex attaccante Cristiano Lucarelli: “Mio figlio infangato per quattro anni, oggi giustizia è fatta”.
Milano – Un urlo di gioia e lunghi abbracci tra i banchi della prima sezione penale della Corte d’Appello hanno segnato la fine di un incubo giudiziario durato oltre due anni. I giudici hanno ribaltato radicalmente la sentenza di primo grado, assolvendo con formula piena Mattia Lucarelli, 26 anni, Federico Apolloni, coetaneo, e tre loro amici dall’accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa statunitense di 22 anni.
Il verdetto “perché il fatto non sussiste” cancella le condanne inflitte in rito abbreviato, che prevedevano 3 anni e 7 mesi per i due calciatori del Livorno e pene tra i 2 anni e 5 mesi e i 2 anni e 8 mesi per gli altri tre imputati. L’inchiesta, condotta dalla polizia e coordinata dalla pm Alessia Menegazzo, era scattata in seguito alla denuncia della ragazza per fatti risalenti a quattro anni fa.
Secondo la Procura, la giovane era stata “agganciata” all’esterno di una nota discoteca milanese e portata in un appartamento nella disponibilità di Mattia Lucarelli. Qui, approfittando dello stato di alterazione alcolica della studentessa, il gruppo avrebbe consumato l’abuso.
Gli inquirenti avevano basato l’impianto accusatorio su video rinvenuti nei telefoni dei ragazzi e intercettazioni ambientali, oltre che sulla testimonianza della vittima cristallizzata in un incidente probatorio. I legali degli imputati hanno sempre sostenuto l’assenza di costrizione e la natura consensuale dell’incontro, tesi che la Corte d’Appello ha ora ritenuto fondata o comunque non smentita oltre ogni ragionevole dubbio.
In aula, al momento della lettura del dispositivo, era presente anche l’ex bomber del Livorno, Cristiano Lucarelli, che non ha mai smesso di sostenere pubblicamente il figlio. Poco dopo la sentenza, l’ex attaccante ha affidato ai social uno sfogo amaro:
“Mattia mio per 4 anni hai dovuto subire di tutto offese, infamie, minacce di morte, ti hanno rovinato la carriera e molti rifiutato le tue domande di lavoro…. Ma oggi la sana giustizia italiana ha emesso un verdetto chiaro, INNOCENTE !!!! Ovviamente chi ti conosce personalmente nella nostra amata Livorno e fuori sapeva che sarebbe finita così”.